13 luglio 2009

(Giappone) 3- A spasso con Hitomi

19/06
Una leggera foschia ci accompagna alla visita alla Tokyo Tower.
Avvicinandoci alla gigantesca torre rossa ci rendiamo conto di quanto il nostro hotel sia vicino ad un sacco di luoghi importanti… E’ un po’ una caratteristica di Tokyo non avere un vero e proprio centro, ma tanti “piccoli” centri intorno ai quartieri più popolosi che orbitano intorno al palazzo imperiale; fintanto che si resta in questa cerchia si incontrano moltissime attrazioni turistiche e non, e passare da un centro all’altro è davvero agevole, vista la capillarità dei trasporti metropolitani.
L’origine della Torre è curiosa: in realtà non doveva affatto essere un’attrazione turistica, ma una semplice antenna televisiva, la cui architettura era ispirata alla Torre Eiffel più per motivi strutturali che altro. La torre è infatti più snella e più alta della sua imponente ispiratrice parigina, ma resta una struttura molto tecnica e poco votata all’arte, nonostante sia diventata quasi immediatamente un’icona associata a Tokyo, e la cosa ha senso se si pensa che quasi ogni città del Giappone ha la sua torre panoramica, ognuna realizzata con criteri differenti.
Il destino di questa torre rimane un po’ dubbio: oramai circondata da grattacieli piuttosto alti, la sua efficienza come ripetitore televisivo è drammaticamente scemata, ed è già in costruzione una torre alta praticamente il doppio (più di 600 metri) nel distretto di Sumida… Il pragmatismo giapponese la considererà sorpassata e abbattibile o l’amore per la tradizione la preserverà come icona del passato? Lo sapremo solo fra un paio d’anni: la Tokyo Sky Tree sarà pronta già nel 2011!
Sarà per questi motivi che troviamo una Torre semideserta?
Decidiamo di arrivare fino alla prima piattaforma, perché ci pare che il panorama velato non meriti il sovraprezzo richiesto per il secondo livello (cento metri più su), e ci godiamo un po’ di panorama cittadino, invero un po’ anonimo, approfittando anche delle inquietanti finestre aperte sul… pavimento. Alla base della torre, incastonato tra i quattro pilastri, un cubo grigio in cemento contiene diverse attrazioni,tra cui un aquario, il museo delle cere e una piccola mostra della Tatsunoko, in cui ci godiamo un breve e divertente corto di Yattaman in 3d. E’ in giapponese, ma non è che le trame di Yattaman siano mai state così complesse e diversificate. Non mancano le foto di rito, sia alle mostre che alla torre, che al vicino tempio di Minato-ku, un edificio enorme, moderno ma ispirato allo stile antico, con un’ampia scalinata d’ingresso e avveniristico tetto inclinato. Imponente all’esterno e sobrio all’interno, se non fosse per i due megaschermi su cui passano… messaggi pubblicitari! Il tempio in sé non è considerato meta turistica, forse per via del bellissimo Zojo-Ji a così poca distanza, tanto che non è contemplato in nessuna guida e dobbiamo chiedere a un passante di che cosa si tratti.
Apro una parentesi per far capire a quanto arrivi la cortesia giapponese: il passante non sapeva nulla del tempio, ma alla nostra domanda si è sentito in dovere di andare all’edificio, leggerne l’insegna e tornare da noi con la spiegazione!
Restiamo un po’ in contemplazione, giriamo per il quartiere, ammiriamo i modernissimi scorci di Roppongi Hills restando nel rassicurante abbraccio degli antichi dintorni dello Zojo-ji; antichi per modo di dire, visto che questo bellissimo tempio buddista è in realtà una ricostruzione, peraltro spostata in epoca moderna dal suo luogo d’origine…
Muovendoci verso la metropolitana, ci facciamo prendere dalla perniciosa smania dell’americano quadratico medio in vacanza, e decidiamo di cibarci delle grasse e unte portate dell’Hard Rock Café. Sì, anche quello è in zona!
La verità è che siamo partiti con sprint sin dall’arrivo, ma abbiamo sottovalutato gli effetti a lungo termine del jet-lag e di colpo, al pomeriggio di questo secondo giorno, ci cala una stanchezza epocale… Passiamo un pranzo commiserevole, in cui decantiamo i nostri acciacchi come pensionati alla bocciofila e ci preoccupiamo di essere tanto in cattiva forma! Siamo davvero così rottamabili?
Ma anche no.
Ci servono solo un paio d’ore di sonno in albergo per ripartire con la “fase” giusta, e la stanchezza magicamente sparisce, lasciandoci pronti a ripartire alla volta di Shinjuku e Harajuku, dove se tutto va bene dovremmo incontrare Hitomi, nostro contatto qui in terra d’Oriente. Se si eccettua il non banale dettaglio che i panni stesi non si asciugano nemmeno a piangere in kanji, tutto sembra andare liscio come l’olio.
Dopo il breve riposo, partiamo dunque per Shinjuku e per il vicino Tocho, il palazzo del governo, con le sue torri gemelle squadrate viste tante volte nei cartoni animati. Il 50esimo piano è visitabile e consente una vista mozzafiato della città, molto più che dalla Tokyo Tower, probabilmente per il contorno di edifici piuttosto arditi. Da questo punto di vista, l’area di Shinjuku è stata avvantaggiata perché meno sismica rispetto ad altre località e quindi sin dall’inizio considerata più adatta allo sviluppo in verticale della selva di abitazioni, uffici e aziende che qui creano davvero una città nella città. Oltre al panorama, velato da una leggera foschia appena appena scalfita dal sole al tramonto, abbiamo modo di apprezzare il curioso modo in cui il Giappone vede il “locale raffinato italiano”: al centro del belvedere c’è un colonnato neoclassico, all’interno del quale si muovono camerieri in livrea che servono espresso con i guanti bianchi; l’insegna nella nostra lingua non lascia dubbi, e non è nemmeno la prima volta che ci capita di trovare luoghi del genere (in cima al Sony Building ricordo una lussuosissimo ristorante toscano). Sperando di non rovinare questa patinata immagine ci allontaniamo tranquillamente verso l’ascensore, salutando educatamente la lift che sorride a tutti i passeggeri.
Passeggiamo per Shinjuku verso Harajuku,dove abbiamo appuntamento con Hitomi. Curioso come appena fuori dalle grandi arterie ci siano queste viuzze strette con i cavi telefonici che formano una vera e propria ragnatela e in cui si devono schivare ciclisti e furgoncini, il tutto costeggiando grandissimi parchi o edifici in legno che sembrano usciti dal secolo scorso… Il poliziotto di guardia al Palazzo del Governo (gentilissimo, come tutti) ci aveva avvertiti del fatto che la distanza da percorrere a piedi sarebbe stata impegnativa, rimanendo parecchio stupito dalla nostra intenzione di camminare, ma nella realtà dei fatti si è trattato di una mezz’ora a passo non troppo spedito, e non me la sarei persa per nulla al mondo, soprattutto per la colorata fauna che si incontra in zona Harajuku, luogo dello shopping giovanile e “trasgressivo”, che avremo modo di visitare meglio più avanti.
Alla stazione incontriamo Hitomi e la sua spigliata amica Geri, più avvezza a parlare inglese, e ci spostiamo subito a Shibuya, dove le ragazze ci hanno organizzato la serata! Come spesso accade da queste parti, i locali non sono sempre ben visibili dalla strada, ma si possono trovare all’interno di palazzi anche piuttosto anonimi ed è quasi necessario avere una guida del luogo per scoprire ristoranti e bar nascosti al quinto piano del tal palazzo. La serata è piacevolissima, anche considerando i divertenti equivoci che si possono generare in un dialogo tra persone che non parlano proprio un inglese perfetto e le battute più o meno riuscite che sfruttano luoghi comuni internazionali. E meraviglia! Se dici che sei “ingegnere aerospaziale”, qui non passi per secchione!
Le ragazze sono affascinate dall’Italia e vorrebbero venire proprio a Milano per fare le stiliste. Geri in particolare crede molto nel suo sogno e non ha avuto problemi a lasciare la sua Singapore per trasferirsi a Tokyo e forse in futuro negli USA per imparare il più possibile del mondo… Le invitiamo a venirici a trovare in Italia e intanto scopriamo il loro mondo, le loro passioni, rendendoci conto ancora una volta che non siamo su un altro pianeta, e che tutto il mondo è spesso paese. Come si diverte una giovane aspirante stilista? Cenando con specialità tipiche insieme ai suoi amici (e qui dovrei spendere due parole su un okonomyiaki e su un carpaccio di piovra sublimi), facendo passeggiate in centro, shopping e karaoke, che qui si svolge non in pubblico, ma in stanzette private per non più di una decina di persone.
Sorvolando sulle nostre gaffe musicali (no, Battisti non si chiamava Giovanni, e nemmeno Cesare, non QUEL Battisti, almeno!) dobbiamo a malincuore abbandonare le nostre carinissime ospiti entro mezzanotte, perlomeno in tempo per prendere uno degli ultimi convogli della metropolitana…
Sono così gentili da offrirci persino la cena! Fingo indignazione, insistendo sul fatto che in Italia “non si usa così”, ma loro ci battono sul tempo. E pensare che come unico regalo ho portato a Hitomi dall’Italia una t-shirt e una borsettina entrambe griffate Benetton…
Torniamo in albergo un po’ stanchi ma contenti, giusto il tempo di controllare sul portatile condiviso se ci sono novità di rilievo a casa.

11 commenti:

Samara ha detto...

che meraviglia... non vedo l'ora di partire anch'io per il Giappone :-)
peccato non poter contare su conoscenze in loco, perche' in effetti non c'e' modo migliore di girare una citta' che in compagnia di chi ci vive, potendo cosi' evitare i locali troppo turistici ;-)
attendo il seguito :-)

Tyreal ha detto...

Guarda, troverai gente talmente cordiale che sarà felicissima di indirizzarti a luoghi ed eventi magari meno turistici o "pubblicizzati", spesso accompagnandoti di persona, come è accaduto qualche volta a noi. Sarà che il "gaijin" è ancora visto come qualcosa di esotico?

Anonimo ha detto...

Inutile indignarsi che in italia non si usa così se poi ai regalato a hitomy la maglietta e la bora di benetton..come si suol dire predicare bene e razzuolare male

jimmy ha detto...

che regalo di m... t-shirt dell'italia e borsetta di benny

Pietrofra ha detto...

Ciao, Barbara mi ha inviato il link del tuo blog dato che anche io sono un estimatore del Giappone, ho già visitato quella terra un paio di volte. Posso confermare tutto quello che hai scritto, anche il fatto che se dici di essere un ingegnere aerospaziale non vieni preso per un alieno.
Saluti

Tyreal ha detto...

Ciao Pietrofra, benvenuto!

@Jimmy: sia la maglietta che la borsa erano Benetton, mi spiace che non ti piacciano, ma erano per Hitomi, non per te.

@anonimo: non mi sembrava cortese arrivare a mani vuote, tu che dici?

calendula ha detto...

grazie mille per l'idea di mettere la mail su facebook!!!!

Idiocracy Buster ha detto...

Ma la foto di Hitomi potevi metterla

Colei che... ha detto...

Sushi... Sushii... :P

Anonimo ha detto...

Si, probabilmente lo e

Anonimo ha detto...

Perche non:)