21 febbraio 2010

Don Chisciotte


Il cavaliere dell'eterna gioventù
seguì, verso la cinquantina,
la legge che batteva nel suo cuore.
Partì un bel mattino di luglio
per conquistare il bello, il vero, il giusto...
Davanti a lui c'era il mondo
coi suoi giganti assurdi e abietti
sotto di lui Ronzinante
triste ed eroico.

Lo so
quando si è presi da questa passione
e il cuore ha un peso rispettabile
non c'è niente da fare, Don Chisciotte,
niente da fare
è necessario battersi
contro i mulini a vento.

Hai ragione tu, Dulcinea
è la donna più bella del mondo
certo
bisognava gridarlo in faccia
ai bottegai
certo
dovevano buttartisi addosso
e coprirti di botte
ma tu sei il cavaliere invincibile degli assetati
tu continuerai a vivere come una fiamma
nel tuo pesante guscio di ferro
e Dulcinea
sarà ogni giorno più bella.

("Don Chisciotte" di Nazim Hikmet).

30 gennaio 2010

"I'm as mad as hell and im not going to take it anymore!"

 Ispirato da un post di Calendula e da un commento di un suo lettore.
 Da "Quinto potere", 1976:
"E perché io dico "poveri noi"? Perché voi il pubblico ed altri 62 milioni di americani, ascoltate me in questo istante! Perché meno del 3% di voialtri legge libri, capito? Perché meno del 15% di voi legge giornali o riviste! Perché l'unica verità che conoscete è quella che ricevete alla tv, attualmente! C'è da noi un'intera generazione che non ha mai saputo niente che non fosse trasmesso alla tv. La tv è la loro Bibbia, la suprema rivelazione. La tv può creare e può distruggere presidenti, papi, primi ministri. La tv è la più spaventosa maledettissima forza di questo mondo senza Dio. E poveri noi, se cadesse nelle mani degli uomini sbagliati. [...] Questa Società è ora nella mani della CCA, la "Communications Corporation of America"; [...] e quando una fra le più grandi corporazioni del mondo controlla la più efficiente macchina per una propaganda fasulla e vuota, in questo mondo senza Dio, io non so quali altre cazzate verranno spacciate per verità, qui. Quindi ascoltatemi, ascoltatemi: la televisione non è la verità! La televisione è un maledetto parco di divertimenti, la televisione è un circo, un carnevale, una troupe viaggiante di acrobati, cantastorie, ballerini, cantanti, giocolieri, fenomeni da baraccone, domatori di leoni, giocatori di calcio! Ammazzare la noia è il nostro solo mestiere. Quindi, se volete la verità, andate da Dio, andate dal vostro guru, ANDATE DENTRO VOI STESSI, amici, perché quello è l'unico posto dove troverete mai la verità vera! Sapete, da noi non potrete ottenere mai la verità. Vi diremo tutto quello che volete sentire, mentendo senza vergogna: vi diremo che Nero Wolfe trova sempre l'assassino, e che nessuno muore di cancro in casa del dottor Kildare, e che per quanto si trovi nei guai il nostro eroe, non temete, guardate l'orologio, alla fine dell'ora l'eroe vince... Vi diremo qualsiasi cazzata vogliate sentire. Noi commerciamo illusioni: niente di tutto questo è vero. Ma voi tutti ve ne state seduti là, giorno dopo giorno, notte dopo notte, di ogni età, razza, fede. Conoscete soltanto noi. Già cominciate a credere alle illusioni che fabbrichiamo qui. Cominciate a credere che la tv è la realtà, e che le vostre vite sono irreali. Voi fate tutto quello che la tv vi dice: vi vestite come in tv, mangiate come in tv, tirate su bambini come in tv, persino pensate come in tv! Questa è pazzia di massa! Siete tutti matti! In nome di Dio, siete voialtri la realtà: noi siamo le illusioni. Quindi spegnete i vostri televisori, spegneteli ora, spegneteli immediatamente, spegneteli e lasciateli spenti, spegnete i televisori proprio a metà della frase che vi sto dicendo adesso, spegneteli subito!!!"



29 gennaio 2010

Un po' di storia (Artisteer si nasce)

Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana...
Questo blog, sotto forme diverse, attraverso indirizzi diversi e soprattutto con strumenti diversi, è iniziato intorno al 1997, quando mi affacciavo timidamente nel mondo della rete cercando e sperimentando. Sono passati tredici anni, che per un qualcosa di informatico sono un'eternità! Certo, non sono stato sempre su Blogspot, e all'inizio non sapevo nemmeno cosa fosse un blog... Ho iniziato come raccolta di aneddoti, gli stessi che raccontavo agli amici, dapprima come statico foglio html di un anonimo sito che si chiamava "I viaggi di Lenno", che poi divenne "Lenno & C." quando anche qualche altro folle condivise le sue esperienze nelle stesse pagine, e che cambiò qualche nome, fino ai più recenti "Lenno.tk" e in ultimo "Tyreal.tk", in onore al nickname che ormai da anni mi accompagnava nelle varie incursioni in giro per la rete.
Poi c'è stato BlogSpot.
Per me creare un blog o un forum voleva dire trovarsi i pacchetti php e modificarli a manina... Trovare un sistema che lo facesse automaticamente con pochi clic è stato quasi un trauma. All'inizio usavo ancora il sistema "modifica html" senza sapere che magari si poteva fare la stessa cosa con le funzioni integrate apposite. In realtà succede ancora oggi.
E oggi scopro l'ultima evoluzione della grafica bloggeristica universale intrisa di figosaggine! Sì, perché anche di grafica vive un blog, inutile negarlo, e anche se ho sempre privilegiato la parte testuale a quella puramente visiva, le immagini sono sempre stata un'altra delle mie passioni e le mie foto e soprattutto i miei giochi con Photoshop sono lì a dimostrarlo.
Come si può modificare graficamente il blog fino a renderlo appagante per gli occhi?
Con Artisteer:

Il programma consente infatti di creare da zero il proprio template o di modificarne a piacimento uno esistente. La versione trial la trovate qui
Un esempio dell'utilizzo insano di questo programma... è tutto intorno a questo post!

25 gennaio 2010

Evoluzione di un'amicizia

Un anno fa ho conosciuto una persona.
Okay, in realtà la conoscevo anche prima, ma soltanto di fama, da lontano, dall'esterno. Vedevo in lei una sorta di indefinita "vip", un'artista che prima con la televisione, poi con la musica sembrava essere lontana anni luce dal mio tipo di vita. La prima volta che ho avuto occasione di vederla dal vivo è stato da sotto un palco, e mi sono trovato di fronte un'immagine solenne, emozionante, di quelle che ti mettono in soggezione.

Un anno fa, per me, Saba era così:


















Poi c'è stato un incontro, qualche foto, un aperitivo, tante risate e la riscoperta di una persona davvero fantastica e umana.

Oggi, Saba per me è così:

























Ecco, lo so che magari può sembrare sciocco, ma a me questa cosa fa davvero piacere.


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10 gennaio 2010

1 gennaio 2010

Capodanno 2010



Capodanno in quel di Torino, promossa capitale europea dei giovani.
Serata emozionante, con Saba e la sua band, nel backstage proprio accanto a Juliette Lewis, cenando con pietanze squisite sui piatti di carta nel camerino dei Groove Armada, guardando la folla di piazza Vittorio Veneto dal palco. Dopo un po' non fa più nemmeno freddo e c'è così tanta gente, allegra e festaiola... Si unisce a noi per qualche augurio il sindaco della città, dopodiché rimaniamo estasiati a guardare lo spettacolo dei fuochi, davvero emozionante e in una cornice splendida.
Per me finisce lì... Salutata la compagnia di quelli che per me erano "semplicemente" artisti e ora sono cari amici, prendo l'auto verso casa, dove farò in tempo a fare colazione con altri amici, quelli "di casa".
Uno dei capodanni da ricordare, di quelli che capitano poche volte nella vita. Ed è solo il mio umore insolitamente orso e solitario di questi ultimi tempi a renderlo un po' più freddo di come realmente è stato.
Il mio augurio speciale di buon 2010 va ovviamente a Saba e a tutta la sua combriccola, unita, entusiasta e creativa. Ma tutti gli altri auguri li faccio qui a chiunque mi leggerà.

Buon 2010!

1 dicembre 2009

La crisi

Un fine novembre freddo e piovoso, in quel dell'hinterland milanese. Una sera come tante, una di quelle sere in cui torni a casa ed è già buio e non vedi l'ora di lasciare l'auto in garage e sciacquarti con una bella doccia bollente, per lavare via i rivoli della giornata.
Una di quelle sere in cui non badi al cancello che si chiude alle tue spalle, alle ombre del giardino e ai rumori del vialetto e vedi solo il rassicurante chiarore della porta a vetri della cucina davanti a te; entri, rinfrancato dal tepore e dalla luce soffusa, molli armi e bagagli sulla sedia e vai in bagno concedendoti una succosa anteprima passando le mani sotto un getto di acqua calda calda e pregustando un assaggio di quella mortadella speciale che ti ha portato un amico da Bologna... L'abbraccio di una casa calda, cosa puoi volere di più in un lunedi sera di novembre?

Rientro in cucina sovrappensiero, e non sono solo.
Un ragazzo, non avrà più di diciassette anni, è davanti alla porta della cucina, mi guarda e mi parla.
Non capisco cosa dice, ho un moto di puro panico che dura più di un istante... "E tu chi sei?" Mi esce più per istinto che per reale intenzione.
Trovarsi un intruso in casa all'improvviso smuove tutta una serie di istinti che nemmeno mille anni di civilizzazione possono vincere, quei sensi sopiti che risalgono all'epoca in cui ci si prendeva a mazzate con animali selvaggi per difendere se stessi e la propria prole; sono probabilmente questi istinti che mi portano a pensare, impaurito, il modo in cui posso volgere la situazione strategicamente a mio vantaggio: come muovermi, dove muovermi, cosa prendere, dove passare...
Inutile.
"Ho fame e freddo"
Comprendo solo adesso le parole che prima la paura mi aveva fatto ignorare, "fame e freddo".
Si mette in un cantuccio, vicino alla porta e continua a dirmi che ha fame e freddo, che non sa cosa a fare e mi chiede scusa per essere entrato. E' educato, tranquillo, parla poco l'italiano, ma si fa comprendere e non si allontana dal suo angolo, timoroso. Mi spiega che si è infilato nel cancello mentre si stava chiudendo, che mi ha chiamato, ma che io non l'ho sentito, così ha deciso di aspettarmi in casa. Lo redarguisco, un po' per sfogare la mia tensione, un po' per metterlo in guardia: se si fosse introdotto a casa di un altro poteva finire male, magari ferito o addirittura ucciso... ci sono un sacco di persone che agiscono senza pensare. Lo sa, si riscusa e non sa più che dire.
La mortadella.
Apro il frigo e estraggo il regalo bolognese: "ti piace questa?"
Occhi illuminati: "Si, si moltissimo"
Panino di pantagrueliche proporzioni, sia da mangiare che da portarsi via e un pensiero a come risolvere il problema "freddo"...
Ma non avevo quei due maglioni che non mi vanno più da almno due taglie? Si li avevo, e sono ancora lì, in attesa di essere trasferiti in chissà quale armadio.
Maglioni, indossati subito uno sopra l'altro.
Ha gli occhi lucidi, improvvisa una benedizione a me alla mia famiglia e accenna ad andarsene.
Lo accompagno al cancello, sotto questa gelida pioggia di novembre.

17 novembre 2009

La leggenda degli Eldowin

A due anni esatti dalla pubblicazione de "Il destino degli Eldowin", esce in libreria il secondo volume della saga!



La trama, in breve:

Venti di guerra spirano sull'Arwal. Le mire espansionistiche di Adras, eminenza grigia dell'Argelar, sembrano inarrestabili. Manipolando come un fantoccio il piccolo sovrano di Rygan, il mago rivolge la propria attenzione al ducato di Vniri, dominio dei Doria-Malvolas e dei vampiri di corte, ultimo ostacolo in vista dell'ambiziosa invasione del Varlas. La tensione per il conflitto imminente sconvolge la vita di poveri e ricchi, nobili e villici, mortali e vampiri. Dal montuoso Tarvaal fino alle immense Terre dei Barbari, la maga Reven e il suo schiavo cercano disperatamente un'arma in grado di contrastare la minaccia dell'Oscuro, un tempo maestro e mentore della donna, ora suo acerrimo nemico. Intanto, sul bosco di Madian incombe e si rinforza la minaccia della rocca di Krun, al punto da spingere la Guardiana a inviare una delegazione verso l'inospitale Ovest, nella speranza di ottenere l'aiuto dell'unica autorità che potrebbe riunire contro il tiranno gli elfi dell'Arwal: i leggendari Eldowin.

Avendo letto il romanzo in anteprima vi posso anticipare che è forse più bello del primo, ma ha un grosso difetto: crea dipendenza!
Da non sottovalutare il fatto che anche in questo secondo volume ci sono le cartine disegnate dal sottoscritto, in seconda di copertina:

6 novembre 2009

Regali inaspettati

L'aneddoto ha del surreale, ma merita di essere raccontato.
Ordunque ho un'amica un po' artista un po' pazzerella (com'è giusto che sia, altrimenti che artista sarebbe?) che ha la capacità di aumentare l'entropia dell'universo di qualche punto percentuale sopra la media semplicemente stazionando in un punto per più di cinque minuti. In pratica è una disordinata cronica.
La suddetta ha acquistato, o forse ha vinto, o forse le hanno regalato (non se lo ricorda!) una Fuji z20, di colore rosso Grande Punto faccia da schiaffi metalluro trendy: una di quelle compattine che puoi usare solo se sei il dolce di Gabbana e metti le scarpe bicolori, insomma.
Cosa se ne farà la tenerella entropica di siffatto oggetto? 

Niente.
Perché dopo un anno passato a fare foto in discoteca ad amici ubriachi in pose più o meno plastiche, il risultato è stato di avere una scheda di memoria impestata da qualcosa come seicento foto storte, sfuocate, buie, tagliate e tutte uguali di fauna quantomeno improbabile. Quindi il verdetto è stato tombale: "questa macchinetta non mi piace PERCHE' NON FA BELLE FOTO"
Argh.
La frase del fotoamatore della domenica, le Quattro Parole Da Non Dire a qualunque appassionato di fotografia... Ogni volta che qualcuno dice che una fotocamera "fa delle belle foto", da qualche parte, nel mondo, muore un cucciolo di delfino.
E' inutile e deleterio, lo so, tentare di spiegarle che le foto non le fa solo la macchina e che anche con una Hasselblad 50 le foto dei suoi amici sversi in discoteca farebbero schifo comunque... Più che altro non saprei come dirlo senza risultare offensivo, perché "fa delle belle foto", oltre ad aver appena ucciso un altro delfino cucciolo, ha su di me un effetto infuriante.
come si può rimediare?
Semplice, accompagnandola al primo Mediaworld per assecondare la sua furia shoppingatrice desiderosa di una nuova compattina. Convinto che sia inutile, come dicevo, spiegarle che con una nuova macchinetta farà le stesse foto di prima, ma anche quasi certo che le nuove foto (identiche alle vecchie) diverranno semplicemente e magicamente stupende, perché scattate dal giocattolino nuovo.
Ma si, facciamolo.
Il commesso di Mediaworld ha messo una taglia sulla mia testa e credo che il giudice mi proibirà di avvicinarmi a meno di trecento metri alla sua famiglia, ma dopo un'oretta buona, la nuova fotocamera viene inequivcoabilmente scelta.
E' una Canon. Bene no?
E' rosa.
L'unico motivo che ha portato alla scelta è stato in effetti il colore.
Tornati gioiosi (lei) è un po' stanchini (io) a casa sua, mi azzardo a chiedere cosa ne farà della Fuji, visto che potrebbe comunque venderla ad un prezzo decente...
"Venderla?!? no, no dai... Non fa delle belle foto [si ode in lontananza l'ultimo gemito di Flipper]. Perché non la prendi tu? Tu sei bravo, magari riesci anche a tirarci fuori qualcosa di buono!"
"Uh? Ma no dai, al massimo te la compro..."
"Macché compri! tieni prendi qui... Adesso ti cerco la scatola [sfrush sfrush]... Ah ecco e c'è il caricabatterie da qualche parte [clack boing sdeng]... Ah aspetta ti serve il cavo usb? [sproing crock screeeek]... no perché non lo trovo..."
terrorizzato dal ciclone coi capelli ricci che sta mettendo sottosopra, letteralmente sottosopra, il suo bilocale per cercare i pezzi sparsi di quello che è appena diventato il mio regalo, ho giusto l'accortezza di levare la scheda di memoria e riversare le (brutte) foto sul suo netbook (ve l'ho detto? E' rosa pure quello!). Echi di lontani delfini chiedono vendetta, ed io senza colpo ferire mi ritrovo davanti la scatola della Fuji perfettamente imballata, con tanto di libretti di istruzioni e cd di installazione riposti negli appositi sacchettini e cavi accuratamente fascettati! Il contrasto con l'appartamento perennemente a gambe all'aria è di quelli da lasciare secchi... La ricciola ogni tanto mi spaventa. 
E alla fine eccola qui davanti: la mia nuova compattina trendyfashion!
Oggi l'ho portata in giro, sperimentando quella sensazione, che avevo un po' perso, di poter fare la foto in ogni momento e senza troppe complicazioni, così, per farla...
E indovinate un po'? la macchinetta fa delle gran belle foto! (Flipper! Crepa!)


 

2 novembre 2009

Il mio 2009

Un 2009 in immagini e musica. Le persone, i luoghi e i momenti di un anno che per me è stato velocissimo. Qualcuno si riconoscerà in queste immagini, scattate con le mie fide Fuji S8000 e Sony Alpha 350, qualcun altro si ritroverà, forse, nelle poche sequenze filmate o ritoccate per l'occasione. Su tutto aleggia la splendida e malinconica "Le temps passe", capace di commuovermi sin dal primo ascolto dal vivo.

27 ottobre 2009

Simpatia portami via.


C'è una precisa convenzione sociale, nelle compagnie che di solito frequento, che identifica inequivocabilmente il tipo "supersimpa", di solito un amico dell'amico, che è presentato come "troppo simpatico, che ti fa morire dal ridere". Non voglio essere ipercritico o astioso, ma inevitabilmente il suddetto personaggio non scappa dal solito cliché: è uno che urla tantissimo, fa battute quasi unicamente a sfondo sessuale o su fluidi corporei e ha come unico talento quello di mettersi in luce sfottendo gli altri. E' quell'umorismo che amo definire "alla Teo Mammuccari", avendo ben presente il tipo di spettacoli comici che tale showman imbastiva ai danni del malcapitato di turno, spettacoli che peraltro hanno contribuito a decretare il mio totale abbandono del mezzo televisivo, infarciti com'erano di imbarazzanti siparietti in cui il conduttore diceva peste e corna del bersaglio di turno, assolutamente incolpevole e soprattutto impossibilitato a replicare, soverchiato dalla parlantina sciolta e urlante del denigratore televisivo.
Questo proliferare di tipi "troppo simpatici" ha su di me l'effetto che una task force di inquisitori potrebbe avere sul set di un fim porno: rompe discretamente i coglioni senza alcun motivo valido.
Non è che lo sfottere in sè sia fastidioso, nei limiti del goliardico, ma lo è se limitato a precisi parametri:
a) mi conosci e sai fin dove puoi arrivare.
b) accetti che io ti sfotta di rimando, perché ti conosco e so dove posso arrivare.
Quando cadono questi due paletti, tendo a reagire male.
Non importa quanto sia supersimpatico il fenomeno di turno: un attacco su una questione personale è un attacco, punto e basta, e agli attacchi ci si difende; un attacco esce dai canoni di "simpatia" e diventa una pura e semplice aggressione, non importa se e quanto mascherata dal sorriso in tralice, e alzare la voce per sovrastare la risposta è un modo di reagire vigliacco e infantile, oltre che rivelatore di mancanza di attributi.
e a questo punto mi chiedo: perché si dà così tanto credito a persone senza palle che hanno come unito merito quello di spalare merda sui propri amici? Che cosa li rende "tanto simpatici"? Che cosa dà loro sempre ragione, qualsiasi puttanata epocale sparino?
Non mi fai ridere, simpaticone, non c'è speranza.
Lo so, sono io quello sbagliato, quello antipatico, quello intrattabile, ma chissà come mai, quando si usa contro di te la stessa tattica che hai appena riservato agli altri, partono urla, insulti, rabbia, financo pianti. Ecco, allora ammettilo una volta per tutte: non sei niente e hai un disperato bisogno di un gregario per avere un po' di luce. Non c'è trippa per gatti qui, simpaticone: non sei il mio capobranco, non mi interessa il tuo branco e diventerei un fachiro piuttosto che stare in un branco che abbia come capo un idiota come te.
Io non sono d'accordo con te e non importa quanto alzi la voce o frigni con astio.

8 ottobre 2009

Laura Iuorio - Presentazione romanzo e intervista in tv!

Martedi 20 ottobre 2009, su Rai News 24, televisione satellitare compresa nel pacchetto Sky. andrà in onda un'intervista alla scrittrice Laura Iuorio. L'autrice presenterà in diretta i suoi ultimi lavori, nel dettaglio la "Trilogia del sicario" e l'ancora inedito "La leggenda degli Eldowin", raccontando il suo mestiere di scrittrice.
Ma non finisce qui: mercoledi 21 ottobre alle ore 18:30 si terrà una presentazione ufficiale degli ultimi romanzi pubblicati, presso la libreria Fanucci in piazza Madama 8, a Roma.
Se siete in zona e avete amici o parenti interessati all'evento, spargete la voce! Vi posso assicurare che i romanzi di cui stiamo parlando sono stupendi: io stesso li ho letti in anteprima e non vedevo l'ora di assistere alla pubblicazione ufficiale.


2 ottobre 2009

E per finire... Le foto!

Nei precedenti dieci post ho aggiunto qualche foto qui e là, per arricchire il resoconto del viaggio. Tutte queste foto e molte altre le trovate in risoluzione umana a questo link, dove, prossimamente, inserirò riferimenti e commenti. Alcune foto sfruttano il "geotagging", ovvero una funzione che vi mostrerà sulla mappa del mondo messa a disposizione da Flickr il luogo esatto in cui sono state scattate.
La mia idea è di applicare il geotagging a tutte, tempo permettendo. Spero che le foto vi piacciano! E sono solo una piccola selezione delle oltre mille che ho scattato in tutto il viaggio.


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4 settembre 2009

(Giappone) 10 - T'amo pio Kobe

26/06
Ultimo giorno a Kyoto!
Il tempo sembra propizio e lo spendiamo nel giro del castello Nijo-jo, voluto dallo Shogun come difesa per il palazzo dell’Imperatore.
Tolte le scarpe, come vuole il rituale, scivoliamo all’interno dei corridoi in legno scuro, legno che scricchiola imitando il canto degli usignoli, espediente voluto dal castellano per cogliere sul fatto eventuali intrusi avvicinatisi di soppiatto; schiviamo numerose scolaresche, tutte rigorosamente in fila, e ammiriamo le decorazioni, i disegni, le ricostruzioni delle scene di vita nelle varie sale, ampie ed essenziali, più votate allo spazio puro e semplice che non all’opulenza.
Dopo la rapida visita alle stanze interne, ci dedichiamo ai giardini curatissimi; il sole è a picco e sovente facciamo soste-bevuta, tanto per confermare uno dei tormentoni della vacanza, ovvero la ricerca della bibita più strana fornita dall’onnipresente distributore automatico. Il castello è un complesso di più edifici, tra i quali si snodano sentieri e laghetti, oggi sede di diverse mostre sull’epoca dello shogunato.

2 settembre 2009

(Giappone) 9 - I cervi di Nara

25/06
Nara!
Nel passato del Giappone, le capitali sono state innumerevoli: considerata capitale la città in cui risiedeva l’imperatore, essa cessava di esserlo alla morte del monarca, e la nuova corte si insediava così in una nuova città. Nara è stata l’ultima di queste “capitali itineranti”, anche se successivamente l’imperatore si spostò per motivi differenti a Kyoto e poi a Tokyo,
Oggi Nara è una delle mete turistiche più note, forte della sua storia e del suo immenso parco disseminato di templi, santuari e popolato da animali amichevoli.
Raggiungerla ci è agevole: preso un treno locale grazie al fido biglietto JR Pass, percorriamo la tranquilla tratta studiacchiando sulla guida turistica le mete più interessanti dal punto di vista artistico e storico, ma scopriamo che la città sembra riservare divertimenti di tutti i tipi, considerato il fatto che alla stazione incontriamo due italiani, alla ricerca di una simil Disneyland analoga a quella di Tokyo… Beh ognuno di diverte come vuole!

25 agosto 2009

(Giappone) 8 - For we who grew up tall and proud in the shadow of the mushroom cloud

24/06
Oggi optiamo per una gita molto fuori porta, e prendiamo l’ ormai consueto treno shinkansen per Hiroshima, non prima di aver fatto colazione in un impeccabile caffè degno di nota per l’eleganza dell’ambiente e del personale. E il caffè? no, quello è la solita brodaglia.
Hiroshima, si dicveva.
La tratta è piuttosto lunga e, dopo due orette di viaggio, scendiamo dal treno insieme a molti altri turisti diretti al Peace Memorial Park, tra cui una simpatica famgliola inglese con due deliziose figlie al seguito; il saper leggere correttamente le cartine ci investe subito dell’aura di “condottieri” , per cui portiamo tutto il gruppetto alla corretta fermata del tram… ma da buoni condottieri vecchio stampo, noi pensiamo bene di proseguire a piedi, dopotutto si tratta di percorrere solo un paio di chilometri.

16 agosto 2009

(Giappone) 7 - Aura di sacralità e intermezzi commerciali

23/06

Kyoto!
Si parte dal Manga Museum, con colazione al caffè annesso, ma arriviamo troppo presto e ripieghiamo sul parco imperiale, abbandonato tanto rocambolescamente la sera prima… Stavolta ammiriamo con calma le piante, i laghetti e i templi ad ogni angolo, accompagnati talvolta da scolaresche di bimbi allegri e scorazzanti, ma anche educati ed ordinati quando c’è da dar retta alla maestra. Giriamo il parco con calma, restando accostati alle mura che circondano l’antica residenza degli imperatori (Kyoto Gosho) e il Palazzo dell’Imperatore a riposo (Sento Gosho) e attraversando luoghi che sembrano fuori dal tempo, pur se vicinissimi al traffico del centro. Non siamo in un luogo rigidamente controllato e destinato solo a pochi turisti paganti, ma in un parco che è semplicemente un luogo di ritrovo per i cittadini e per i curiosi: ci sono parecchi ragazzi che giocano a baseball (qui diffusissimo) nei campetti appositi, coppie che passeggiano sui ponticelli o gareggiano scherzosamente in bici, giardinieri che, con immensa cura, sistemano le aiuole… Un normale parco cittadino, insomma, che però per secoli ha cinto uno degli edifici più importanti del Giappone, perlomeno fino allo spostamento della corte imperiale a Tokyo.

7 agosto 2009

(Giappone) 6 - La PASMO, la SUICA, la ICOCA, la PITAPA

22/06

Arriviamo a Kyoto in poco più di due ore e mezza, in tempo per scioglierci sotto la cappa di afa pomeridiana. Certo, l’aria condizionata a bordo del treno-proiettile non ci aiuta certo ad acclimatarci istantaneamente, fatto sta che l’aria immobile e l’umidità quasi palpabile hanno un impatto stordente.
Kyoto non è Tokyo e si vede: chiedendo informazioni, addirittura una ragazza non mi risponde! Incredibile! Rammento che qui siamo in provincia e che le abitudini possono essere più tradizionaliste che nell’ambiente più cosmopolita della capitale... Vuoi vedere che è maleducazione rivolgersi direttamente all'altro sesso? Nel dubbio non lo faccio, anche se mi sembra davvero strano.

27 luglio 2009

(Giappone) 5- Lo zen e l'arte della manutenzione del treno proiettile


Piove.
Ogni volta che nomino il parco di Ueno, piove!
Non importa: su consiglio di Paola, reincontrata proprio stamattina, andiamo a visitare il Museo Nazionale sotto un’acqua battente, protetti unicamente dagli ombrelli a disposizione dei clienti dell’albergo.
Il personale all’ingresso, come al solito organizzatissimo, ci fornisce guaine portaombrelli e ci guida verso una lunga scala mobile che scende verso i sotterranei, dove assistiamo ad una mostra che fa davvero la felicità di tutti i bambini presenti (una folla!), piena com’è di fossili e ricostruzioni di dinosauri. In un attimo di smarrimento ci sembra che il museo sia finito lì, ma vagando un po’ per corridoi e passaggi decisamente anonimi si scoprono altre aree espositive, rivelando le vere dimensioni interne del museo, inaspettatamente ampio e completo. Articolato su più piani, ognuno legato a un ramo diverso della scienza, sembra davvero non finire mai, riservando sorprese ad ogni angolo; molto bella, ad esempio, la sala dell’evoluzione, in cui il pavimento circolare è illuminato con percorsi che, da un ceppo comune, seguono l’evolversi del dna e portano alla bacheca corrispondente all’animale che lungo quella linea evolutiva si è sviluppato.

21 luglio 2009

(Giappone) 4- l'era degli idrovolanti

A colazione reincontriamo Paola, la simpatica architetta romana incrociata qualche giorno fa a Ginza: ha preso una stanza nel nostro hotel, seguendo le indicazioni che le avevamo dato, e per oggi i nostri percorsi coincidono. Seguendo perciò l’ispirazione, ci dirigiamo verso la baia di Tokyo, sbagliando fermata solo una volta!
Odaiba è quasi totalmente un complesso di isole artificiali, tuttora in espansione, caratterizzato da skykine futuristico e ampi spazi a più livelli per auto, treni e pedoni. Il modo in cui Tokyo si sta avviando a diventare una città multilivello, con sopraelevate, terrazze, grattacieli a diverse sezioni è molto evidente in questo quartiere, modernissimo e decisamente accattivante. Curioso pensare che siamo in un luogo profondamente legato alla tradizione e alla storia: in questa stessa baia, su due isolette, erano poggiate le batterie di cannoni (“daiba”, per l’appunto) che difendevano la città nel tardo periodo Edo, epoca d’oro dello shogunato Tokugawa. Le isole originarie ci sono ancora, ma molto è cambiato, basti pensare che il posto di uno degli antichi cannoni è oggi presa da una copia in scala della Statua della Libertà newyorchese, voltata però verso la città.

13 luglio 2009

(Giappone) 3- A spasso con Hitomi

19/06
Una leggera foschia ci accompagna alla visita alla Tokyo Tower.
Avvicinandoci alla gigantesca torre rossa ci rendiamo conto di quanto il nostro hotel sia vicino ad un sacco di luoghi importanti… E’ un po’ una caratteristica di Tokyo non avere un vero e proprio centro, ma tanti “piccoli” centri intorno ai quartieri più popolosi che orbitano intorno al palazzo imperiale; fintanto che si resta in questa cerchia si incontrano moltissime attrazioni turistiche e non, e passare da un centro all’altro è davvero agevole, vista la capillarità dei trasporti metropolitani.
L’origine della Torre è curiosa: in realtà non doveva affatto essere un’attrazione turistica, ma una semplice antenna televisiva, la cui architettura era ispirata alla Torre Eiffel più per motivi strutturali che altro. La torre è infatti più snella e più alta della sua imponente ispiratrice parigina, ma resta una struttura molto tecnica e poco votata all’arte, nonostante sia diventata quasi immediatamente un’icona associata a Tokyo, e la cosa ha senso se si pensa che quasi ogni città del Giappone ha la sua torre panoramica, ognuna realizzata con criteri differenti.

Piccola parentesi - i posti in cui NON sono andato

Ritornando dal Giappone ho notato un fenomeno curioso: l'atteggiamento di molti nei confronti del racconto della vacanza. Grossomodo le reazioni più evidenti si possono dividere in due categorie: quelli più o meno appassionati, che si esaltano su foto e aneddoti chiedendoti sempre maggiori dettagli, e quelli per cui tutto ciò che sta ad est di Casalecchio sul Reno è un vago e impreciso "Oriente". Questi ultimi sono abbastanza concordi nel dire cose del tipo "ma cosa hai mangiato lì? le formiche fritte? No perché a me quelle cose lì che mangian loro tipo gli involtini primavera... bleah! E poi i loro ristoranti qua sono sporchissimi" ed è inutile cercare di spiegare che Giappone e Cina sono due paesi diversi, al di là dei luoghi comuni triti e ritriti.
Ma le soddisfazioni maggiori si ottengono con gli espertissimi, perché se uno è espertissimo, sicuramente ti indicherà luoghi ed eventi che tu ti sei perso e che invece a sua opinione erano imperdibili.
Ad uso e consumo dell'espertissimo quadratico medio (che non ti da MAI consigli PRIMA di partire, ma al massimo critiche al ritorno), ho preparato un elenco dei posti che NON ho visitato, giusto per risparmiare tempo e domande prevedibili.

-Non ho visitato la parte nord, né Hokkaido. Non era nei miei programmi
-Non ho visitato l'isola di Kyushu, stesso motivo
-Non sono andato nei capsule-hotel: sono alto 1,90 e peso 100 chili, non ci sto in un capsule hotel e non ho nemmeno capito perché ci sarei dovuto andare, visto che alloggiavo in uno stabile stupendo ad Aoyama.
-Non ho visto la fioritura dei ciliegi. Non la fanno a fine giugno, nemeno a piangere in kanji. Protesterò con l'ambasciata, se vi può fare piacere.
-Non ho preso il treno Nozomi a levitazione magnetica: i Kodama e gli Hikari sono comunque Shinkansen ad altissima velocità e rientrano nel biglietto JR Pass, il Nozomi NO, anche se ha la stessa forma.
-Non ho mangiato la vipera né bevuto il suo sangue: dovete smetterla di credere a tutto quello che dice Roversi in Turisti per Caso!
-Non sono andato nel palazzo in cui si scia indoor: non me ne frega nulla dello sci, e ancora una volta Roversi non è il vangelo!
-Non ci sono distributori di mutandine usate di liceali agli angoli delle strade, e no, non sono andato a cercarne!
-Non sono andato in spiaggia. Se voglio andare in spiaggia vado da un'altra parte, e comunque NON MI PIACE andare in spiaggia.
-Non sono andato "nel posto in cui c'è una piscina in cui girano i sottomarini a forma di astronave".
-Non sono andato a un incontro di Sumo. E non è che la cosa mi dispiaccia granché.
-Non sono andato al cinema. Per quale diavolo di motivo avrei dovuto farlo? Eppure me l'hanno chiesto almeno in cinque.
-Non ho mangiato il pesce palla. Mea culpa, avrei voluto ma poi non l'ho fatto. Ho però ripiegato sul manzo di Kobe.
-Non ho giocato al Pachinko. Ed è giusto così. Solo gli sfigati giocano al Pachinko.

Ovviamente l'espertissimo, dopo aver appreso anche solo una di queste notizie, penserà "ma cosa diavolo sei andato a fare in Giappone?"
A fare birdwatching estremo, che domande.

6 luglio 2009

(Giappone) 2- Lunga vita all'imperatore.

17/09

La giornata inizia con una buona colazione, forti della pantagruelica offerta dell’hotel, e poi via verso il quartiere di Ginza! Fare la tessera per la metropolitana è più agevole di quanto pensassimo, anche grazie l’aiuto (come in tutte le occasioni) dei controllori e dei passanti, sempre gentili oltre ogni aspettativa, e in men che non si dica siamo in centro, tra negozi avveniristici e persone elegantissime. Le ragazze, in particolare, hanno un portamento molto raffinato e imperturbabile, ma paiono disabituate ai tacchi e coniugano una strana camminata caracollante ad una postura eretta e rigida, quasi comica a vedersi, ma sono tanto belle che si perdona loro tutto! Proprio così! La gente sembra bella, non solo elegante, ma anche nobile nell’aspetto e nella gestualità.
Appena usciti dalla metro incontriamo una turista romana alle prese con mappa e guida turistica: è Paola, architetto di talento, impegnata in uno dei suoi tanti viaggi intorno al mondo. E’ in cerca di un alloggio, le consigliamo ovviamente il nostro hotel e la salutiamo, ripromettendoci di ritrovarci in seguito.

1 luglio 2009

(Giappone) 1- Decollo, planata, atterraggio

Per me un viaggio in giappone equivale a un sogno realizzato: sono cresciuto talmente affascinato dalla cultura nipponica, sia tramite i cartoni che guardavo da piccolo, sia per interesse sviluppato durante gli anni, che non credevo possibile poter organizzare una tale avventura. Ma tant’è… Ho passato due settimane stupende con amici fidati in un paese meraviglioso sotto moltissimi punti di vista; forse la mia opinione sarà di parte, ma ciò non toglie che raramente ho trovato una simile accoglienza, cordialità, eleganza e profonda cultura in un intero paese. E’ ora di raccontare tutto quello che abbiamo vissuto in questa breve permanenza… e per farlo dobbiamo andare indietro nel tempo di una quindicina di giorni.

5 giugno 2009

Il blog prolifera!


Oggi nasce TyReview , "figlio" di Tyreal Blog e che sarà dedicato a recensioni e opinioni su cinema, programmi televisivi, romanzi e non solo.
Preferisco tenere Tyreal Blog per aneddoti e sensazioni più personali, ed avere invece uno spazio dedicato per tutte le recensioni che do in pasto alla rete.
Le vecchie recensioni ospitate su questo blog si sono trasferite al nuovo indirizzo, raggiungibile cliccando qui sotto:






O, se preferite il link completo:
http://tyrealblog.wordpress.com


24 maggio 2009

Italia e spazio

Ha quasi del comico la vicenda, vista dalla parte del sottoscritto.
Correva l'anno 1995, ero molto più giovane e lo era anche lei, ma mi ricordo ancora quella raccolta fiera fantascientifica con giochi , proiezioni e tanta gente... Mi ritrovo a scambiare facezie
e a passare un sabato con un gruppo di amiche di Bolzano appena conosciute; insieme a loro incontro Samantha.
Simpatica, sorridente, dolce, ma di carattere... Ho il nitido ricordo di una specie di questionario compilato insieme suggerendoci le risposte, più qualche battuta acccanto ad un manifesto nell'atrio dell'hotel... E' stato tanto tempo fa. Più volte nel corso del tempo ho ripensato a Samantha, chiedendomi che fine avesse fatto, ma era stato un incontro talmente breve, nello spazio di una giornata, che lentamente il ricordo è caduto nel dimenticatoio.

Fino a che...

http://www.asi.it/it/news/astronauti_esa_due_italiani_per_la_prima_volta_una_donna_

Non ho realizzato immediatamente, me l'ha dovuto suggerire una delle amiche di Bolzano... non l'avevo riconosciuta.

La prima astronauta italiana, Samantha Cristoforetti.
Ingegnere aeronautico, 32enne, astronauta e fan di Star Trek.

Dovevo chiederle di sposarmi!
Very Happy Very Happy Very Happy

6 maggio 2009

Storia di affascinanti cantautrici, ingegneri all'avanguardia e chilometri spensierati /2

[2- ]
L’ingegnera arriva tardi… un po’ troppo per trovarmi completamente sveglio. Un laconico “eh leggerai” è tutto quello che le anticipo sulla serata appena trascorsa, conscio del fatto che è una delle pochissime persone che legge quello che butto in pasto alla Rete.
Prigioniero del dormiveglia, ricordo a sprazzi una telefonata che la mia compagna di stanza mi passa... rimane lì, col braccio teso e il cellulare poggiato al mio orecchio, mentre io con gli occhi semichiusi ascolto qualche facezia semiubriaca dell’allegro interlocutore. E’ una situazione un po’ surreale, quasi acrobatica. Chiudo la conversazione più per permettere all’ingegnera di riposare il braccio che per mia reale stanchezza, del resto ho ascoltato a spizzichi e bocconi e a tutt’oggi non ricordo assolutamente niente di quello che ho detto o sentito al telefono: avremmo potuto continuare per ore o chiuderla subito e non sarebbe cambiato niente.
Sulla nottata russante sorvolerò, o tutt’al più scriverò un diario extended edition in futuro, per far contenti grandi e piccini, pertanto, con artificio cinematografico, ricorrerò ad una fantastica dissolvenza incrociata… ed è già mattina!
Rientrata nel vortice lavorativo, l’ingegnera si assenta per tutta la mattinata, lasciandomi tranquillo a vagare per la riviera a caccia di un toast e di scorci interessanti da fotografare. Ma la sensazione più bella rimane il ricordo della serata e la prospettiva di viverne un’altra analoga! Nemmeno il toast più coca a tre euro e mezzo rischia di distogliermi dall’interessante sensazione di bambagia in cui sembra essersi adagiato il mio cervello… Ci riesce soltanto il breve contatto in ambito lavorativo coi colleghi dell’ingegnera e il piacevole incontro con un conoscente comune, il tutto nella cornice moderno-professionale dell’avveniristico centro congressi di Riccione.
Ma è ora di partire, o non arriverò mai in tempo al concerto di Torino! Uhm… però non c’è così tanta fretta e non si può andar via senza concedersi un pranzo in qualche bella trattoria della zona…
Il buon Francesco, contattato telefonicamente, ci da delle dritte eccellenti per il pranzo; come si può ignorare i suoi consigli? dopo qualche giretto nella campagna dell’entroterra, siamo comodamente adagiati in una saletta perlinata in attesa dell’antipasto…
In attesa dell’antipasto…
In attesa…
Dopo mezz’oretta di crampi allo stomaco l’ingegnera prende il coraggio a due mani e va a cercare la cameriera/proprietaria, che finalmente si ricorda di noi dopo un umile “scusi, noi avremmo fame”! Del resto sono le due passate e siamo gli unici avventori. L’incidente è presto superato e il pasto si rivela luculliano! la stessa cameriera ci consiglia di non superare la micidale combo antipasto+primo e col senno di poi non possiamo certo darle torto: il tripudio di affettati e formaggi fa da tappeto rosso a un piatto di pasta a dir poco sontuoso e i nostri stomaci sono costretti ad arrendersi all’abbondanza. Due mezzi piattoni di pasta finiranno così incartati per il viaggio di ritorno.
E’ un bel viaggetto, tranquillo, un filo malinconico, come sempre accade quando c’è un tramonto in vista, e soprattutto senza quella fretta che spesso accompagna la frenesia di arrivare, fare, disfare, vedere… C’è tempo per far tutto, un rabbocco di benzina, una conversazione, una pausa caffè provvidenziale a casa dell’ingegnera. Gentilissima, sempre.
Lei è arrivata, io continuo: a due passi da casa riparto alla volta di Torino, proprio mentre scopro che la combriccola degli amici in loco quasi sicuramente sarà irreperibile… Non sapranno mai cosa si sono persi!
Arrivo al Folk Club in perfetto orario e mi godo un localino stupendo, prendendo le misure del palco con la fotocamera che, stavolta, mi è permesso usare! Un momento, ma chi è quello lì all’angolo? Io li conosco quei baffoni! E’ proprio Raffaele, che ha messo in pratica la fantastica idea di offrire il thé al pubblico del concerto e adesso sta trafficando con ingredienti e samovar… Ci salutiamo e lo lascio organizzare, anche perché è già ora di prendere posto!
Che cosa posso raccontare del concerto di Torino che non abbia già detto per quello di Riccione? Le stesse emozioni, amplificate dal fatto che stavolta la band è proprio lì a un metro da noi e dalla piacevole sensazione di conoscere già gli aneddoti e le esperienze che vengono raccontate, e che stavolta possono essere godute in modo più approfondito, senza il filtro della sopresa che mi ha colpito la prima volta.
Ieri… era soltanto ieri! Eppure mi pare che sia passato un sacco di tempo.
Ho modo di conoscere e apprezzare Lao e la sua kora, anche se la sua musica è forse troppo sofisticata per le mie orecchie e non ho modo di comprenderla appieno… ma l’incertezza dura un attimo, perché finito il momento solista, il suo unirsi alla band di Saba sarà memorabile.
Non riesco a stare stretto nella sedia, voglio muovermi, fotografare, trovare altri angoli nell’inquadratura… E tra un sorso di the e un profumo di spezie, vago lungo i bordi col fedele zoom puntato sulla protagonista della serata.
Ma già felice per il doppio concerto, mai mi sarei aspettato quello che ne è seguito…Alla fine dello spettacolo attendo che la gente sfolli per salutare Saba, e nel frattempo chiacchiero tranquillamente con Raffaele. Si improvvisa un brindisi, con bicchieri e bottiglia spuntati come per magia dalla etabetiana sacca del nostro Volonté, si da una mano a sbaraccare, si chiacchiera mentre lo staff smantella in un amen tutto il locale… E si arriva al momento dei saluti…
Non ho cenato, è tardi… Non oso chiedere…
Saba non si pone nemmeno il problema: “Tu ceni con noi, vero?”
Intimidito, mi lascio scappare una cosa come “eh, se non disturbo mi imbuco volentieri…” mascherando malamente la mia felicità per l'invito.
E così proseguo una serata in compagnia di tutto il gruppo, nell’unico ristorante che rimane aperto fino a tarda tarda tarda ora, lasciandomi cullare da racconti di passate avventure in un’atmosfera che più rilassata non può essere, aspettando Lao che probabilmente ha deciso di parcheggiare ad Aosta, scambiando piacevoli facezie e apprezzando piccole sfumature di persone con tanto da dire e con la benedizione di avere il modo per dirlo.
Sto benissimo, non saprei dirlo altrimenti.
E in un lampo arriva la mattina e il tempo dei saluti e degli abbracci. Pochi chilometri mi separano da casa.
Un weekend straordinario.
Grazie Saba, la tua energia è contagiosa.