
Reduce da una cena torinese molto vivace e divertente, tra me e casa rimane un centinaio e rotti di chilometri da percorrere nella notte di sabato.
E dopo lavori in corso interminabili e qualche autogrill, sono all'uscita che mi porta a destinazione. Sono ormai le tre e mezza di notte, e la stanchezza comincia a farsi sentire; il caldo di questo sabato è stato stressante e, nonostante l'ora, la cappa di afa non sembra volersi allentare nemmeno per un attimo.
Tre curve e 500 metri, e sono a casa.
Auto ferma al lato del carreggiata, ragazza che telefona.
A tre curve e 450 metri da casa ho un piccolo rimorso e accosto a mia volta, tornando indietro lentamente.
"Serve aiuto?" Chiedo tranquillamente dal finestrino, sperando un po' nella risposta di cortesia "no, no tutto a posto!"
"Abbiamo bucato".
Stanco. Caldo. Tre e mezza di notte.
Parcheggio.
la ragazza al telefono è un po' spaesata, ma gestisce la situazione con maestria: l'ALTRA ragazza, infatti, è completamente sconvolta e in lacrime sul sedile del passeggero.
"Ma... cosa le è successo...?"
"E' la macchina dei suoi" mi spiega l'amica.
Comincio ad intuire: due ragazzine, probabilmente neopatentate, a qualche chilometro da casa con una gomma a terra alle tre di notte e l'auto dei genitori. Può essere una cosa terribile vista dalla loro prosepttiva.
Almeno credo.
Vabbé, piangi...
In una onesta carriera di automobilista, di gomme ne avrò cambiate una decina, per me e per altri. Che vuoi che sia? Tanto sono tutte uguali!
...
Che venga una carie all'ingegnere francese che ha progettato le ruote francesi delle macchine francesi con quattro bulloni francesi uguali ed un bullone francese di merda diverso dagli altri bulloni francesi.
...
Alla fine trovo la "bussola" adatta per il quinto bullone e tutto va liscio... E smolla, e alza, e svita, e sfila, e reinfila, e riavvita, e abbassa.
Stanco. Caldo. Tre di notte. Bulloni francesi.
Mentre mi do da fare, la disperata evolve in una forma di vita disperata superiore e comincia ad invocare santie parenti, tra lacrime e singhiozzi.
L'amica la tranquillizza: "Ma dai chicca, stai tranquilla, c'è qui il SIGNORE che ci aiuta"
Chicca: "Il Signore e la Madonna, e San Giuseppe e tutti gli angeli in colonna e di qua e di là e di su e di giù"
Riesce a bestemmiare tutto l'elenco di Santi cui sono a conoscenza, compresi San Siro e Sampei. Io sono ancora depresso dalla definizione di "signore", ma non ho tempo di intristirmi, perché Chicca, nei deliri di disperazione, ogni tanto apre di botto la portiera e si butta fuori dall'auto, ma io sono chinato proprio sotto la sua portiera:
Sbadabang!"La scusi è un po' scossa"
Risbadabang!"Chicca stai attenta al SIGNORE"
Sbada...STOPfermata al volo: "Chicca, per cortesia,
o dentro o fuori!"
L'amica tranquilla vorrebbe chiamare casa per giustificare il ritardo, ma...
"Non ho credito nel cellulare..."
Esausto e sudato estraggo il Nokia e glielo porgo. Chicca si toglie le scapre e zampetta sull'asfalto a piedi nudi. Ogni tanto piange, ogni tanto bestemmia.
A lavoro ultimato arriva la combriccola degli amici. Sono in sedici, o forse sessantaquattro... non lo so, ma ad un certo punto c'era una mezza folla di adolescenti sbucati da una 500 ultimo modello. Abbozzo qualche battuta. Ridono.
Sono un lago di sudore, uno straccio sporco di grasso e polvere, una specie di golem di stanchezza, ma ho finito.
"Grazie... ma lei è un angelo?"
"Qualcosa del genere..."
La guardo.
Mi guarda.
La guardo.
Mi guarda.
Stanco. Caldo. Sporco. Bulloni francesi.
La guardo.
Mi guarda.
Non capisce.
"Chicca..."
"eh...?"
"MI RIDAI IL MIO CELLULARE PER FAVORE?!?"
Uhhh che serata...