9 aprile 2006

Improvvisa

Bea è improvvisa. Non c'è un preavviso, un preparativo... Lei appare a distanza di telefono, reduce da chissà quali disavventure, pronta a fermarsi un attimo prima di ridecollare verso la sua vita tempestosa.
"Ty, sono qui in stazione, sei a casa?"
Si, Bea, lo sai che sono a casa, e sai anche che c'è un cantuccio per te... Non ti lascio lì al freddo a cercare un albergo di notte.
"Sono stanca" mi dici assonnata sbirciando la foto di mia nipote "proprio stanca".
Ti porto su quasi a braccia e in men che non si dica eccoti lì: nel divano letto allestito in quattro e quattr'otto, Bea si mummifica nelle coperte e ronfa quasi all'istante. Ormai non le chiedo più che cosa, dove e perché. Lo so che fa un mestiere da orari impossibili e so come è fatta. Riposati Bea, domani ne parliamo davanti alla tazzona di the.
Mi allontano, mi lavo e torno in camera. Bea è nuda nel mio letto, ben sveglia e mi guarda.
"Ho freddo, Ty".
Una frase che farebbe ridere persino letta in un fumetto. Eppure ha davvero freddo.
Ci scaldiamo. Con passione, forza, trasporto, senza sapere il come e il perché... Siamo lì e va bene così...
Bea si addormenta accoccolata sul mio petto... Ogni tanto si sveglia, giocherella col mio orecchio, poi torna a respirare lentamente.
Io ho sonno ma non dormo.
Bea è di passaggio. E' sempre stata di passaggio, di corsa; Bea è futurista, non semplicemente dinamica, ma dinamismo fatto donna.
Ma io sono qui, e ho pensieri per un'altra persona... Una persona con cui vorrei essere ora, con cui non sono più, ma che frequento ugualmente. Arrivo persino a sentirmi in colpa per quello che è successo, anche se la mia parte razionale mi ripete che sono single e che quello che è appena successo è del tutto normale.
Bea si sveglia con un occhio alla volta e se ne va. La trovo in cucina che mangia una mela. Non la sbuccia, non lascia il torsolo: un'abitudine in comune con me, quella di non lasciare avanzi delle mele.
Bea mi sorride: "Avevo fame" annuncia a bocca piena, in un misto di ingenuità bambinesca ricciolosa e di una sensualità quasi da pantera, vanificata da orrendi calzini a quadretti.
Bea ammicca, mi guarda e mi chiede, complice: "dai, dimmi come si chiama".
"Come si chiama chi?"
"Come si chiama lei"
"Non c'è nessuna lei"
Certo non è mica difficile da capire... ma la testa di Bea sta già turbinando verso nuovi orizzonti. Cerca un biscotto, me ne lascia metà e conclude il colloquio con convinzione: "Sono stanca, ma proprio tanto!"
Riposati Bea, e lascia qui il solito imbecille a rimuginare sulla lei che davvero desidera...

1 aprile 2006

Lei

Nonostante la data possa far pensare il contrario, non farò pesci d'aprile su questo blog. Mi preme infatti scrivere d'altro, sfogare qualche dubbio e liberare qualche tarlo... Sono stato da lei e ho visto una persona addolorata e arrabbiata, furiosa verso tutto, rabbiosa contro la vita, persino pronta a chiedersi che senso avesse vivere. Forse non aveva tutti i torti nel pensare che la sua vita sia stata avara di sodisfazioni, ma non è un po' così per tutti? Spesso la felicità è solo una pausa tra due momenti di tristezza... Eppure perché io non la vedo così? Davvero lei ha questi pensieri autodistruttivi da così tanto tempo? Per quanto sia cinicamente logico quanto mi dice, sento che è vero solo in maniera fredda, deduttiva, ma lo sento falsissimo nel cuore. E' solo una questione di punti di vista, direbbe lei, ma è soltanto un punto di vista il fatto che io le voglia bene? Quale leva smuovere nei suoi sentimenti per farle apprezzare una gioia, una qualsiasi? Anche se spero sia solo uno scombussolamento dovuto alla primavera prima in ritardo poi in piena dirompente, mi chiedo se davvero io non possa fare di più per renderla felice o se debba lasciare che sia lei a trovare la sua felicità...

24 marzo 2006

Addio Babi

Babi studia. E' molto concentrata ed è davvero difficile parlarle. Non perché sia maleducata: semplicemente perché è talmente assorta nei suoi appunti da non sentire nemmeno quello che la circonda. Forse per questo Tyreal la trova un po' scostante, anche se non è mai stato un problema.
Babi è seduta al suo posto, al suo tavolo. Anche quando Tyreal arriva presto la trova già lì, sempre un po' imbronciata, sempre con un occhio sugli appunti e uno sul vecchio portatile che marcia a fatica. Tyreal ammira tutta quella dedizione.
Babi e Tyreal a volte litigano. Niente di furioso, solo qualche battibecco stizzito su questioni marginali.
Babi si è laureata e adesso sorride e ride di gusto. Non ci sono battibecchi, né liti, solo tanta voglia di festeggiare e di riposarsi.
Babi porta a spasso un magnifico cagnolone quando Tyreal la reincontra dopo mesi. E' rilassata, sorride e sembra davvero un'altra persona.
.
Babi non c'è più. Un'incidente d'auto.
Cos'abbia pensato nell'istante che le ha portato via la vita, Tyreal non lo sa.
Sa soltanto che trentaquattro anni sono troppo pochi per andarsene.

9 marzo 2006

Ginevra, agony and ecstasy!

Ciao a tutti, care le mie teste da tagliare, Tyreal is back! ed è tornato da un'avventura Ginevrina piena di colpi di scena, di notti insonni, di belle auto e donne flessuose, di lavoro duro e ininterrotto e da giornate lunghe e tranquille. Una vita condensata in dieci giorni di Salone, giorni in cui sono stato unico responsabile del mio settore. Giorni in cui completamente solo, in terra d'Elvezia gente col Cavallino, il Tridente ed il Biscione appuntato sulla giacca mi cercavano in continuazione per aggiornare quei terribili terminali recalcitranti.
Ebbene sì: Fiat, Alfa Romeo, Lancia, Ferrari e Maserati sono state la mia seconda casa in landa ginevrina, condite da interminabili traferimenti all'Hotel di Annecy, distante chilometri e chilometri dal teatro delle operazioni. Che salone! Andateci se siete in tempo, non è ancora finito. Ho troppo da raccontare: ne usciranno almeno due o tre aneddoti, ma ci sarà tempo per far sedimentare le emozioni e per ordinare i ricordi.
Un salone fatto di persone, di gente che lavora sodo e si prende la responsabilità di dare un'immagine al meglio possibile. Un saluto particolare va alle hostess: in piedi dalle cinque del mattino alle nove di sera, sempre sorridenti nonostante la maleducazione del pubblico. Vi saluto tutte. Grazie per i bei momenti.
Un salone fatto di responsabilità. Ero solo. Si, ero l'unico responsabile ed avevo una paura folle. Ero solo: nessuno aveva l'albergo nella mia città: le facce note le incontravo solo al Salone, per il resto ero io, il confine Franco/Svizzero e la lingua di Napoleone. Lingua che non ho dimenticato a quanto pare... E' andata: oggi ho lasciato il testimone al mio sostituto, che resterà lì sino a sabato e ancora mi arrivano le telefonate dei responsabili che mi chiamano perché vogliono fare variazioni ai database... E' andata alla fine.
Ci sono cose che si possono comprare, ma avere lo staff Maserati che si apre al tuo arrivo per darti modo di risolvere il problema, non ha prezzo. Il sorriso di Nadine che poi ti porta il caffè, nemmeno.

16 febbraio 2006

Oh che giornata!

Stamattina, con la pioggerellina che personalmente detesto, inizio una giornata lunga lunga. Il clima mi farebbe venir voglia di starmene a letto, ma nun se po'...
Beh, tra una cosa e l'altra sono uscito di casa che faceva ancora buio... E sono tornato a casa che faceva di nuovo buio. Eppure sono pacificamente sereno... Un po' stanco, ma ancora un po' di verve per litigare con un'amica del suo nuovo ragazzo.
Ma cosa me ne frega poi a me? Che problemi che mi faccio!
Vabbé, tanto domani è venerdi 17.
Uh, che sonno! E che fame! Quasi quasi mi mangio un Kinder!

11 dicembre 2005

Radiator Spring

Rivarolo Mantovano - 01:25 zulu
Tyreal si appresta ad uscire dal locale in cui ha passato una bellissima serata. un po' in anticipo, perché tanta strada lo divide da casa. Tyreal non può sapere che la sua idiozia è dietro l'angolo.
Si materializzano all'imporvviso delle gomme che delimitano i parcheggi. Tyreal potrebbe giurare che prima non c'erano.
Ma è troppo tardi. La 147 urta il muretto di gomme riempite di cemento, e il "Crack" che proviene dallo spoiler anteriore non dice nulla di buono.

Rivarolo Mantovano - 01:30 zulu
"Un pezzo dello spoiler, che sarà mai un pezzo di spoiler" pensa Tyreal sacramentando di fronte alla freccia sinistra divelta (sulla 147 le frecce sono in basso: molti le scambiano per i fendinebbia che invece, guarda un po', sono in alto) e sullo spoiler che rientra. Salendo in macchina riparte.

Bozzolo - 2 km a nord di Rivarolo Mantovano - 01: 35 zulu
Temperatura liquido raffeddamento eccessiva.
Avaria controllo motore.
Il trip computer vomita messaggi di allarme. Il "pezzo di spoiler" non è l'unico danno. Il radiatore è partito.
Bloccato in mezzo alla pianura Padana, di notte, a 150 km da casa, Tyreal esprime la sua velata irritazione.

Fortuna che ci sono degli amici che si sono sbattuti tantissimo per aiutarmi... Altrimenti sarei ancora lì. Ragazzi e ragazze, grazie a tutti!

10 novembre 2005

L'attesa

Stasera non vorrei essere qui. Qui ad attendere, pur sapendo che non saprò nulla prima di domani... Una sensazione sottile, strisciante eppur dolorosa quella dell'attesa, in cui mille pensieri ti avvelenano. Provo a distrarmi, leggo, guardo un film, aggiorno un blog che langue da giorni... Niente, una strana sensazione quasi di soffocamento a volte si fa strada... Un timore concreto, di quello che fa tremare le mani. Unito alla consapevolezza che comunque non posso fare nulla per cambiare le cose. E a volte si fa strada un attimo di fiducia, in cui sembra che tutto possa andare liscio e che non c'è nessun motivo per cui si debbano verificare le peggiori ipotesi... Ipotesi che poi riprendono forma e scacciano l'illusorio senso di quiete di poco prima. Sono in apprensione, inutile negarlo. E se davvero dovesse accadere quello che più temo, a fronte di un nuovo dolore andrò avanti come prima. Ma è davvero una magra consolazione...

7 ottobre 2005

Il mondo è grigio il mondo è blu

Si, ma il mondo è soprattutto grigio, sfumato. E' davvero difficile che sia bianco o nero, e di solito in quei casi non c'è molto di cui discutere. Ma per la maggior parte dei casi è sfumato!!! E per quale motivo ci si deve schierare dalla parte di un'inossidabile ragione??? Ma possibile che a quarant'anni ci sono persone che ancora non hanno capito che la loro inossidabile verità non è altri che una molto ossidabile opinione viziata da una visione dei fatti molto incompleta?
Non dico che voglio aver ragione su tutto, dico solo che troppe persone si fidano di una visione troppo semplicistica del mondo. E si beano della loro ragione approvata da qualche eminente studioso con le stesse idee.
Non c'è più opinione, non c'è più dialogo, non c'è sfumatura. C'è "la mia ragione che è meglio della tua perché la tua è sbagliata".
Contenti voi. Il mondo sta diventando di voi ottusi, godetevelo.

18 settembre 2005

Capirsi

A volte mi chiedo se qualcuno ancora riesce ad ascoltare. Non a sentire, ad ASCOLTARE. Dico le cose e vedo negli occhi dell'interlocutore la fissità tipica dell'ottuso. Non mi sta ascotando, sta solo pazientando: quando smetterò di parlare potrà parlare lui... Sta solo aspettando di dire la sua, non sta ascoltando cosa gli dico.
E puntualmente appena smetto di parlare mi arriva la domanda. A cui io ho già risposto, ma lui non ascoltava. E mi tocca ripetere.
Ed è già tanto che uno ti stia ad aspettare: c'è anche quello che ti interrompe. Continuamente.
Ma non ho capito, se non vi interessa quello che dico ditemelo e facciamo prima. Poi però non pretendete che IO stia ad ascoltare le vostre barbose esperienze sulle minchiate più assurde e insignificanti che hanno caratterizzato la vostra misera giornata.
Senza offesa, ma un'unghia spezzata non rientra ancora nell'olimpo delle mie massime priorità.
Oh... che giornata!!!

14 luglio 2005

Il miracolato

Questa è una pagina di diario avvelenata, rivolta ad un'ipotetica persona che non fa parte di questo forum, ma è una sorta di "summa" di personcine che mi è capitato di dover affrontare spesso negli ultimi tempi.
La pagina è davvero incazzata, spero possiate perdonarmi per lo sfogo, ne avevo bisogno.


Lo so già che il discorso con te è un preliminare per farmi capire quanto sei bravo a fare tutto, come sei capace di scegliere le perosne giuste e i posti giusti, comne hai capito tutto e disprezzi quelli che non hanno capito niente, perché è così e deve essere così. Tu ci sei arrivato e gli altri no, poverini, ti prodigherai per aiutarli.
E poi tu sei il miracolato: hai capito tutto.
Cazzo! Sei appena arrivato in un campo di cui o mi occupo praticamente da quando sono nato e sai tutto. E io sono il povero baraccato che non sa usare le cose giuste e mi guardi con disgusto quando cerco di spiegarti che magari le cose le so fare un po' meglio di te, visto che questo è il mio campo. Magari posso avere il dubbio che tu sia più bravo... benissimo, sentiamo cosa hai da dire.
Alla terza stronzata capisco che tu non sai niente, ma sei talmente stupido da crederti paderterno. E la tua degna comare idem.
E ti chiedo di darmi una prova... Okay, sei bravissimo a fare quello. Fammi una cosa che so benissimo essere una PUTTANATA ma che io non ho tempo di fare.
Ci metti sette mesi.
SETTE MESI!
E NON FUNZIONA!!!
E guai a fartelo notare, sarei io l'impedito. Io e l'intera facoltà di ingegneria di Milano, visto che abbiamo provato tutti...
Daccapo. Devo rifarlo io, in nove ore, NOVE ORE NON SETTE MESI, e - meraviglia - FUNZIONA!
E ogni volta che ti vedo, ogni volta, la stessa storia. Ma come cazzo fai ad essere così? Ma ti rendi conto che sei ridicolo quando ti lamenti di questo e di quello che "non capiscono", che "sono ignoranti" quando l'ignorante sei tu E TE NE FAI VANTO???
Sei inane. E non te lo spiego cosa vuol dire. Vai a leggertelo su un vocabolario... Anzi compratene uno perché non ce l'hai: non sopporti i libri. Già, troppo difficili. E chi li legge è solo uno snob, perché è chiaro che se un libro è più complesso di Tiramolla nessuno può essere così sfigato da riuscire a capirlo ed apprezzarlo. Diciamo che i libri ci piacciono per fare i fighi e tu lo hai capito subito, perché sei illuminato.
Vaffanculo, stupido "vincente" al limite del ritardo mentale. Non ne posso più di litigare cone persone come te. Prendi la tua cazzo di macchina da tamarro, grossa come il tuo ego e sparisci!

15 giugno 2005

Ancora ombrelli

Non è che tutte le volte che prendo l’auto mi debba per forza succedere qualcosa, tuttavia vista la frequenza di disavventure automobilistiche ho deciso che opterò al più presto per una bici nuova, più che altro per mettere al riparo l’Alfa dai danni che il Fato, nei suoi disegni imperscrutabili, tenta di infliggere a più riprese.
Ordunque stavo tornando a casa sotto quella pioggerellina che confonde ogni velleità di usare correttamente il tergicristallo; per intenderci quella che, se la velocità della spazzola è bassa ti si allaga il vetro e non vedi niente, se invece la tacca del tergi è una posizione più su, la spazzola gratta il parabrezza con la delicatezza della carta vetrata. Stavo tornando a casa, dicevo, e mi divertivo a notare la colorata fauna della provincia denuclearizzata: il cowboy de’ no’ artri che per non bagnarsi non opta per il comunissimo e plebeo ombrello, ma per uno strepitoso cappello Stetson che sembra uscito dal Texas furente, insieme alla stupenda giacca frangiata; la massaia con bici a mano seppellita letteralmente di borse della spesa che arranca sotto la pioggia con la stessa volontà ferrea di mamma chioccia che torna a dar da nutrirsi ai suoi pulcini; il tabbozzo rigorosamente platinato e scooterizzato che romba con la peto-marmitta entusiasmando con le sue performance gli esemplari femminili della specie… Insomma gente comune, come in tutti i paesi. Beandomi del prossimo arrivo alla casuccia e pregustando un sontuoso gelato self-made-in-Tyreal, percorro l’ultima curva prima di entrare nella via in cui abito.
Qui è necessaria una divagazione: la mia via è a senso unico, e molto stretta; non bastasse questo, l’imbocco della strada è praticamente ad imbuto, per cui un’auto che ci si infila ne domina quasi totalmente l’estensione, a scapito di chiunque altro, pedoni compresi.
Comprenderete perciò come mai ho l’abitudine di percorrere quest’ultima curva prima dell’imbuto a passo di bradipo stanco: non è inusuale trovarsi di fronte all’improvviso un simpatico utente della strada in contromano (fenomeno particolarmente frequente nella mia zona!), con magari una flottiglia di motorini come scorta, o un paio di ciclisti in volata spinta, piuttosto che il gruppo folkloristico “Padania in festa” in formazione trasversale di marcia.
Oggi niente di tutto questo: solo una persona.
La curva è completa, sto procedendo con lentezza studiata quand’ecco che Ella appare: la mia Nemesi, Colei che si erge come baluardo nel centro della carreggiata.
Un donnone sulla sessantina, intabarrata come poche volte ho visto (piove, ma siamo comunque in giugno!), con lenti-fondo-di-bottiglia alla Ragionier Filini e un improbabile ombrello rosso ciliegia, enorme, che pare appena uscito da uno spettacolo delle Folies Bergères, ma così grande da essere ridicolo! E soprattutto ingovernabile, viste le acrobazie che la signora sta compiendo per cercare di chiuderlo… Acrobazie che la portano a deambulare in direzione assolutamente casuale, quasi un moto Browniano con questo cupolone impazzito che saltella per ogni dove. E infine la risoluzione! La sciura decide di chiuderlo e se lo para davanti, avanzando noncurante con la vista assolutamente coperta. Vedo il Gigante Rosso che caracolla nella mia direzione… Che fare? Clacson? No, come minimo mi si infartua qui davanti!
Opto per una dignitosa lenta retromarcia, così da spostarmi verso la parte più larga della strada, dove potrei aggirare comodamente l’ostacolo vivente… Ma chi mi conosce e mi legge sa che non è mai così facile: anche dopo la ritirata strategica, la signora non accenna a spostarsi dal lato della strada, ma anzi sembra puntare a me con maggior decisione… Finché con scatto felino e abile mossa chiude di colpo l’ombrello, brandendolo come Spada che Affonda…
STOKKK!!!
La stoccata del Gigante Rosso brandito dalla signora si arresta contro il fanale destro, con gran sbarramento d’occhi del sottoscritto e di chi, come me, sa quanto costa il fanale di una 147! La donna sembra rendersi improvvisamente conto di aver sfidato a ombrellate un’automobile e con gran spavento balza indietro con la bocca spalancata, esplodendo in chissà quali invettive. Io sono immobile in mezzo alla strada.
Investita da un sacro furore la vedo spostarsi adirata verso il finestrino e picchiare energicamente contro il vetro! Non faccio quasi in tempo ad abbassarlo che arriva una seconda pacca a mano aperta (ma chissà che male si sta facendo!!!). Non appena si apre uno spiraglio sento arrivare insulti a più non posso:
“Delinquente!!! Matto!!! O signur dei poveri morti! Lei è un delinquente! O poveri noi, Matto!!!”
“Signora, guardi che ero fermo!”
“Delinquente!!!”
KATAPANKKK!!!
Mi tira un ombrellata possente al finestrino semiaperto, un rumore da far rabbrividire ogni strutturista, e se ne va, continuando la sua cantilena di “O signur” e “varda là”.
Resto fermo in auto, frenando la voglia crescente di provare in quanti secondi un’Alfa 147 riesce a frantumare una signora in retromarcia.

12 giugno 2005

Io lo so!

I re delle conversazioni. I sovrani del io-mi-vendo e del io-ho-ragione. Così ce ne sono sempre di più. E' incredibile come sia in aumento la gente che non sa un cazzo di niente e continua a parlare. E parla, e parla e dice cazzate incommensurabili e tutti ci credono! Perché io ho fatto questo, io son stato qui e là, io ho un amico che è l'esperto degli esperti. E più non sanno un cazzo e più parlano.
Ma questo lo so già, a questo sono preparato. Quelli che più mi fanno incazzare sono quelli che li stanno a sentire. Quelli che danno loro ragione a priori!
Funziona così: tu stai parlando con una persona di un argomento su cui, magari, sei anche ferrato. Arriva il coglione che inizia immancabilmete ad intromettersi. Nessuno l'ha invitato, ma quello non si pone il problema. La prima cosa che fa è metterti in cattiva luce, magari con risatine di superiorità, poi attacca con la sua versione.
1- Non sa un cazzo di quello che dice, ma lo dice bene.
2- Non dice quello di cui si stava parlando, ma tira fuori una cosa inerente ASSOLUTAMENTE OVVIA e che quindi riscuote il consenso della platea. Ovviamente a voce alta.
Ad esempio, tu stavi parlando di una notizia di dominio pubblico, che so... Una nuova legge controversa o un fatto d'attualità... e, mentre cerchi di spiegare cosa ne sai, arriva lui che dice una frase del tipo "NO! Non è così! Adesso ti spiego!".
E già si mette nella posizione di quello che spiega. E' LUI CHE SPIEGA A TE! Ma poi va avanti, cambia discorso e parla di quello che sa, facendo intendere che lui sa tutto e poi termina con un inossidabile "E' questo il problema!"
Finito. Chiuso. Lui ha trovato il nocciolo della questione. Noi poveri tapini non possiamo nemmeno ambire alla Sua superiorità. L'ultima frase chiude la possibilità di ulteriori opinioni altrui. Qualsiasi obiezione tu possa fare, infatti, è inutile, nessuno ti sta più ascoltando, tutti intenti a dare ragione al nuovo arrivato che, nel frattempo sta dicendo UNA MAREA DI CAZZATE.
Ma tutta questa gente, dico io, se è così scrocca, non si rende conto? Sono tutti furbi!
"Ho comprato un cellulare nuovo, ma ho fatto un affare! L'ho pagato 50 carte in meno!"
"Ah, quello lì mi voleva fregare, ma la mia scheda video gliel'ho venduta a 50 carte in più"
Cazzo, ma se siete tutti così bravi e astuti, non vi rendete conto? Ma capite quello che vi si dice? O non capite un cazzo e fate furbate sui cazzoni uguali a voi?
E mai far notare qualcosa! Devi essere più diplomatico di James Bond per non apparire antipatico o invidioso. E già, perché qulasiasi opinione contrastante tu abbia, non viene ascoltata, ma tutti la sentono, e diventi antipatico e pedante. E le persone antipatiche non si frequentano. Non sta bene.
E allora siate tutti simpatici e ignoranti. Tutti laureati con 100 e lode che non sanno un cazzo di quello che devono fare, ma tanto sapranno sempre apparire simpatici e astuti.

11 giugno 2005

Gli assi del volante

Quelli che la segnaletica non esiste, "tanto io so guidare".

Quelli che devono per forza attaccarsi al culo della tua macchina, E zigzagano cercando di sorpassarti dovunque, quando io sto già andando a 70 all'ora in città e poco più avanti c'è un semaforo rosso.

Quelli che per girare a destra su una strada completamente libera si devono fermare e poi ripartire per percorrere la curva in prima a dieci chilometri all'ora.

Quelli che sbucano come proiettili da una via laterale per poi piazzarsi davanti a te a dodici all'ora.

Quelli che, se una strada è stretta è c'è un camion posteggiato in doppia fila su un lato, piantano la macchina in doppia fila dall'altro lato ESATTAMENTE DI FRONTE AL CAMION e vanno al bar. (attenti agli specchietti!)

Quelli che sono gentili e fanno passare tutti, anche se hanno la precedenza. CAZZAROLA NON SEI GENTILE, SEI UN OSTACOLO! STAI METTENDO IN CRISI L'ORDINE DI PRECEDENZA!! PASSA QUANDO E' IL TUO TURNO!!!

Quelli che in autostrada ti sorpassano a sinistra e zigzagano per le corsie "Perché fa tanto Schumacher"

Quelli che in autostrada ti sorpassano e poi ti tagliano la strada per entrare all'autogrill. Ma di che cosa hai paura, che per trenta secondi in più ti diano la pasta scotta??

Quelli che ti stai immettendo in autostrada e sono lì alla tua sinistra... e stanno lì, a trenta centimetri da te... e non passano... E dai! Se non passi tu, finisce la corsia di accelerazione e mi schianto!

Quelli che in autostrada iniziano a lampeggiare a due chilometri dietro di te, e tu ti devi spostare subito,
loro mica han tempo da perdere! E s'incazzano pure! Che gioia vederli con la faccia verde... Magari gli va pure di traverso qualcosa.

Quelli che "io ho ragione!". Sempre.

Quelli sugli scooter, che li senti davanti te come una scorreggia a trentamila decibel, col motore a dieci miliardi di giri al minuto e che poi ti si piantano davanti a sedici chilometri l'ora. In mezzo alla careggiata. In due. Senza casco.

Quelli che è così che si guida a Milano. Mica come fai te. A me me l'hanno imparato da piccolo.

Quelli sulle moto che ti si incollano dietro a tre quarti, proprio nel punto morto degli specchietti, dove non li vedrai mai! Ma come fate, dico io, a trovare sempre il punto giusto? Proprio quel punto in cui non vi si vede?

Quelli che se la via è a senso unico e poi devi svoltare a sinistra, superano tutta la fila di vetture a destra e ti si piazzano a fianco pretendendo di passare prima di te, perché "E' così che si fa".
Dai! Rifammi la fiancata! E poi vediamo chi ha ragione!

Quelli che, quando ti trovi a doverti immettere in una strada principale e sei fermo allo stop, ti si piazzano col motorino o peggio ancora con la bicicletta, esattamente davanti, impedendoti di vedere le macchine che sopraggiungono. tutto questo per immettersi prima di te e magari tagliarti la strada... (By Krapa)

Quelli con la mano sul clacson. Per qualsiasi cosa. Consiglio tecnico: la luce viaggia più rapidamente del suono. Se volete rompere le palle, abbagliate! E così romperete le palle solo a chi vi interessa, non a tutto il vicinato!

Quelli che io ho l'antifurto superfigo. E allora mi dici cosa lo hai messo a fare, visto che la tua cazzo di macchina è qui davanti a casa mia che suona da due ore e tu non te ne sei ancora accorto?

13 gennaio 2005

Domani sera...

Non dormo per domani sera...
Ho quasi trent'anni e non riesco a dormire perché domani sera lei torna...
Mi sento un ragazzino.

Che bello essere ragazzini!

10 gennaio 2005

L'ombrello e la ragazza di strada

questa è accaduta qualche annetto fa, ma la ricordo sempre con piacere. Ovviamente vale il solito discorso del "niente nomi o nomi fittizi". Enjoy!


E' giovedì sera, e piove a dirotto. Per chi, come me, abita alla periferia di un grande città, questo significa solo una cosa: traffico. Quando prendo l'auto per tornare a casa dall'università, sono all'incirca le cinque... Poco prima dell'orario critico, quella fascia tra le sei meno venti e le sette passate che vede tutte le provinciali bloccate e annegate nello smog. Purtroppo piove, quindi, orario critico o no, troverò comunque confusione. Ora, nelle strade che sono solito percorrere per tornare a casa, siano esse principali o secondarie, si può vedere praticamente sempre lo stesso panorama: periferia, zona industriale, campi e poi ancora campi, fino ad arrivare alla cittadina successiva. Nonostante siamo a pochi chilometri da uno dei centri nevralgici dell'economia italiana, sembra di essere nel far west...Se non fosse per la pioggia. E' triste da aggiungere, ma una caratteristica principale di queste strade fuori mano sembra essere il numero crescente di ragazze di strada, che ammiccano ai lati della carreggiata. Non voglio esprimere la mia opinione su questo scottante tema d'attualità, ma solo raccontare un vicenda realmente accadutami. Sto dunque guidando lungo una di queste arterie, ma ben presto sono costretto a procedere a passo d'uomo; davanti e dietro una teoria interminabile di veicoli fermi. Vabbé, inutile irritarsi: starò qui al calduccio nella mia Alfa ascoltando la radio e aspettando che l'ingorgo si sblocchi, dopotutto non ho fretta. Me ne sto lì a canticchiare quando, ad un tratto, si apre la portiera del passeggero. Sussulto. Spavento. Un furto? No. Dalla portiera sale una ragazza africana seminuda, bellissima. Ha la grazia e l'agilità di una pantera in un metro e ottanta almeno di donna. Mi sorride e chiude la porta, grondando pioggia dai capelli. La guardo frastornato. Poi comprendo.
"Ma...Ehm...Guarda che non mi sono fermato...Cioè. si sono fermo...Ma non per te...Sono in coda..."
Lei capisce, ride e mi risponde, in un italiano stentato:
"Va bene, però piove...Se sto qui non mi bagno. Quando riparti scendo, tu capisci?"
La capisco eccome: quando ha aperto la porta è entrata una folata di freddo...E lei è lì fuori tutto il giorno vestita di niente...Abituata al clima del suo paese. Non posso biasimarla se ha voluto trovare un attimo di respiro. Poi, in un attimo di ipocrisia per cui ancora mi faccio schifo, penso a chi è e al lavoro che fa, e al fatto che, probabilmente, chi è in coda dietro a me ha visto benissimo la scena ed è pronto a spettegolarci sopra...Al diavolo i pettegoli. Sorrido alla ragazza, le chiedo come si chiama, quanti anni ha...Di raccontarmi un po' della sua storia, insomma. E lei parla, capisco poco del suo italiano, ma lei parla e parla...Si chiama XXXXX ed ha poco più di vent'anni...E mentre parla sorride, felice perché qualcuno le ha dato un poco di comprensione. Quel sorriso è tra i miei ricordi più belli. Poi la fila riparte, e lei si appresta a scendere, ringraziandomi, al che io la fermo. Lei è un po' stupita quando accosto la macchina e scendo, ma poi sorride di nuovo quando, prima di risalire e andarmene le regalo un ombrello (porto sempre un ombrello in macchina). La saluto di nuovo dal finestrino e torno a casa sorridente.

Ma non è finita qui...No, il finale è molto più comico:
Quattro o cinque giorni dopo, mi trovo sul treno carico di pendolari che, la mattina presto, porta un folla di studenti, operai, impiegati e quant'altro al loro posto di lavoro. Sto rileggendo alcuni appunti, davanti a me una signora sfoglia un giornale, quando, d'un tratto, sento una mano toccarmi la spalla. Alzo lo sguardo e chi ti trovo? E' proprio XXXXX che mi apostrofa con un sonoro "CIAO!!!" prima di allontanarsi lungo il corridoio del treno. Anche lei sta 'andando al lavoro' ed è già (s)vestita per l'occasione. La signora seduta dirimpetto a me la guarda, guarda me, indi piega il giornale e se ne va indignata. Io cambio un po' di colori, evitando lo sguardo degli altri passeggeri, poi sorrido, pensando che è bello fare delle buone azioni.

18 ottobre 2004

Elettrodomestici

Problemi con gli elettrodomestici?

Non andate mai a dormire con la lavastoviglie accesa! Non fatelo mai! E' scientificamente provato che un qualsiasi elettrodomestico, che si comporta nel modo più mansueto possibile mentre lo si fissa, manifesterà bizzarrie incomprensibili se ignorato. Addirittura commetterà misfatti se abbandonato a se stesso, nonostante le promesse di automazione delle istruzioni. Succede quando vengono venti amici a cena, quando finisci tardi e quando non hai certo voglia di lavare una montagna di piatti e bicchieri e ficchi tutto in lavastoviglie... Poi vai a dormire... che diamine, sono le tre...
Il risveglio è brusco e drammatico: il rumore della lavastoviglie è tuttora presente... vuol dire che ha funzionato per tutta la notte, con un consumo energetico pari a tre volte la città di Los Angeles... Perché non si è spenta? Mistero. Fatto sta che non solo va ancora, ma non sa più dove scaricare l'acqua (essendosi intasati i tubi), la quale, allegramente straborda dal lavandino. Morale cucina allagata.
Non ci si perde d'animo: si apre la lavastoviglie (sulle istruzioni dicono di non farlo mai quando è in funzione), si brancola nella nebbia e nel vapore cercando di respirare per qualche minuto (e mentre gli occhiali si appannano irreversibilmente), poi si spegne tutto... Ma nel frattempo l'acqua esonda ancora, che fare? Ideona: presa la pentola più grossa che avete, immergetela nel lavandino a mo' di mozzo-sulla-nave-che-affonda e... Urlo. Acqua rovente.
Nel panico e nel dolore, l'acqua (e la pentola) vengono proiettate in giardino, dove tra rumore e fumo, saranno notate dal vostro vicino che, se ancora non vi crede pazzi, si convincerà del tutto, ascoltando i vostri improperi in quindici lingue.

4 ottobre 2004

Ballerina maldestra

E' passata solo una settimana dalla caduta a casa di Max, ma la caviglia è a posto...Stasera posso uscire tranquillo! Manco a farlo apposta, mi telefona Ryan proponendomi un'alternativa per la serata. Ora, conoscendo le proposte di Ryan, ogni volta che mi telefona, ho pronto un congegno da me definito "panzanometro" o "misuratore di vaccate" che stabilisce quanto sono grandi le palle che mi vengono raccontate. La telefonata inizia così (in grassetto sono segnati i valori del panzanometro):
"Ciao Tyreal, ti va di conoscere un po' di modelle?"
"Certo!" (p.: -100)
"Allora ascolta: sono in contatto col proprietario di una discoteca (p.: +200), un posto dove vengono spesso un sacco di ragazze immagine (p.: +500) e stasera ci ha invitato ad andare lì (p.: +900), così magari si combina qualcosa. Ti va?"
"Beh, è interessante...Dov'è il posto?"
"E' a XXXXX, un po' lontano, ma so arrivarci (panzanometro: fuori scala). Allora?"
"Si può fare (il tono della voce è restio, ma Ryan non se ne accorge)"
"Perfetto...Passi per le nove?"
"(sospiro) Okay!"

Alle dieci arriviamo al locale, che sembra veramente enorme e affollato, poi entriamo e...scopriamo che il locale è piccolo e affollato! La pista da ballo è ricavata di fortuna al centro della sala e i grossi amplificatori servono come "cubi di emergenza" per le ragazze più disinibite. Il "proprietario del locale" si rivela essere uno dei baristi, mentre tutto il raduno di gente è rappresentato dagli studenti del paese qui vicino...Tutti un po' troppo sbarbati rispetto a noi. Non che mi aspettassi di trovare davvero il club delle modelle, ma un'ora di viaggio per un locale del genere me la sarei risparmiata: dalle nostre parti ce ne sono molti di più. Mentre ammiro Ryan che se ne sta immobile in mezzo alla pista accennando qualche movimento ritmico con le spalle, decido di tampinare una delle cubiste improvvisate, in notevole microgonna ascellare, così tanto per ingannare il tempo. Ad un certo punto le chiedo se vuole scendere, consapevole che non lo farà mai; quella mi spiazza accettando la proposta, e si appresta a saltare giù dal cubo! Meravigliato, non mi accorgo che la giovane bionda mette il piede in fallo (il cubo era, dopotutto, un amplificatore Marshall, non progettato per saltellarci sopra) precipitando verso di me. Cerco di afferrarla, ma non sono troppo destro e finisco solo per rallentare la sua caduta...Che va a terminare dritta sulla mia caviglia destra! All'impatto tra scarpa zeppata (peso approssimativo stimabile in quintali) e gamba già provata (ricordate la caduta da Max?) caccio un urlo che si rende udibile solo all'intervallo tra un "tunz" e l'altro e mi allontano zoppicando, senza degnare di uno sguardo la ballerina killer. Ryan non si accorge di nulla e quando gli racconto cosa è successo non ci crede. La prossima volta darò retta al panzanometro®

28 settembre 2004

The Fallen

Da qualche tempo sono diventato bravo a cadere. No, non ci siamo capiti...Non è che ho imparato come si cade senza farsi male, cosa che insegnano in tutte le palestre. Ho proprio imparato a cadere come si deve, facendosi più male possibile e danneggiando tutto ciò che si riesce a tangere...Il tutto involontariamente. Devo ammettere che ci sono voluti anni di pratica, ma quella sera da Max sono riuscito a mettere a frutto tutta questa esperienza. Max abita in una corte rimodernata e, per scendere da casa sua in cortile, bisogna percorrere una scala fatta a regola d'arte, con corrimano e tutto il resto, che termina davanti ad una modernissima porta a doppi vetri. Quello che uno non si aspetta è che dopo la porta, la scala non finisce, ma c'è un altro gradino, uno solo, datato direi 1712...Per intenderci uno di quei gradini che somiglia più a un paracarro, data la totale inesistenza di angolo tra alzata e pedata. Questo benedetto gradino mi ha portato ad uno dei più spettacolari voli della mia esistenza; dopo aver posto piede in fallo, infatti:

1- Sono atterrato sul piede destro, rigorosamente storto, sollecitando la caviglia

2- Mentre rimbalzavo, sfregavo la gamba destra contro il muro (grezzo e senza intonaco)

3- Col braccio sinistro urtavo una carriola messa lì per chissà quale motivo

4- Allontanando il braccio dalla carriola, urtavo poi il paraurti della Fiesta di Max (perché poi deve metterla a fianco della carriola, non lo so proprio)

5- Ritraendomi da questi urti multipli, toccavo finalmente terra, pestando violentemente la testa contro qualcosa.

Se mimato, il racconto di questa caduta suscita ancora l'ilarità della compagnia che vi ha assistito.

10 luglio 2004

Casa aperta?!?

Milan l'è un gran Milan, ma l'è anche un gran casin, specie al volgere della sera, quando il traffico si fa pesante. Per questo non posso biasimare Xxxxxxx quando mi dice che dovrebbe riportare dei libri ad una sua collega milanese, ma per via del tempo tiranno e per una serie di contrattempi, nonché per una sua personale idiosincrasia al traffico non riuscirebbe proprio a vederla. Poco male: a Milano ormai ci sguazzo più o meno volentieri, quindi per me non è un problema adempiere alla consegna.
Dato che non conosco la ragazza, né so esattamente dove abita, mi faccio spiegare la strada e mi riprometto di passare il prima possibile. Furbescamente annoto nome e cognome e mi compiaccio dell'astuzia: sai mai che mi ritrovi davanti ad un terribile citofono che riporta -udite udite- i COGNOMI delle persone senza indicarne i nomi? Che mondo, fortuna che sono scaltro.
Sono circa le cinque quando mi trovo davanti al suo portone; ovviamente il citofono è più furbo di me: anziché riportare i nomi degli inquilini è uno di quei simpatici campanelli che segnano soltanto i numeri degli interni. Ah la legge sulla privacy...
Io, ovviamente non so come contattare la ragazza (chiedere il suo numero? macché scherziamo? troppo ovvio!), quindi chiamo il mio amico; pare ovvio che nemmeno lui conosca il numero d'interno, ma non è un problema: basta chiedergli se può avvertirla per telefono... Detto fatto, passa qualche minuto e dal citofono sento una voce femminile che mi chiama:
"Tyreal? Tyreal ci sei?"
"Eccomi"
"Sono Yyyyyyyy, mi ha appena chiamato Xxxxxxx. Ora ti apro: ascolta... prendi la scala a destra e sali al primo piano"
"Okay"
Entro, svolto subito a destra e salgo pochi gradini. C'è una sola porta davanti a me...
Suono.
Rumore di passi...
(voce femminile) "Si?"
"Sono Tyreal"
"Sì, ti apro subito"
Serratura che si apre.
Porta che si apre.
"Ciao, tutto bene? Mi manda Xxxxxxx ti ho port..."
Entro e mi blocco.
Davanti a me ho una ragazza bionda bellissima (e quando dico bellissima intendo proprio bellissima!) in... biancheria... di pizzo... azzurra...
E non sembra per nulla a disagio. Lei chiude la porta e mi da la mano.
Da un'altra stanza entra un'altra ragazza altrettanto carina (e quando dico altrettanto intendo altrettanto, se non di più!) e altrettanto... spogliata! Anche lei in pizzo! Questa volta rosa!
La ragazza che mi ha accolto sorride e mi stringe la mano:
"Ciao, io sono *******!"
-Silenzio-
"...Sono 100 euro per ogni quarto d'ora, chi hai detto che ti manda?"
Non ci credo.
Sto per scoppiare a ridere, sono paonazzo, ma riesco a balbettare "ma... mi sa che ho sbagliato appartamento..."
Lei sorride, poi mi fa: "ho capito... Guarda, prima di entrare qui c'è un altro corridoio sulla destra, forse dovevi salire di lì"
Saluto ed esco. Avevo veramente sbagliato corridoio, ma lo sguardo della signora anziana che mi ha visto uscire dalla casa di ******* sorridendo e rosso come un pollo era di disprezzo totale.
Per chiudere come si deve, nell'euforia ho tempo per un'altra figuraccia: entrando nell'appartamento giusto, mi metto a ridere e dico a Yyyyyyy:
"Ma lo sai chi abita qui a fianco?"
Lei mi guarda strano poi, freddamente:
"Si... E tu come lo sai?"

Sono troppo avanti!!!!

2 luglio 2004

Ciao Darwin

E' martedi e finalmente devo andare a fare il tanto sospirato provino per "Ciao Darwin" trasmissione nazionalpopolare idiota che però ha dalla sua gli indubbi vantaggi di una serata pagata e di un contorno di belle ragazze... Beh, andiamo!
Mi presento alla selezione e compilo il solito modulo su chi sei, cosa fai, perché sei qui, vuoi che usi i tuoi dati per vendere i tuoi organi ecc... poi attendo mentre davanti a me passano i personaggi più improbabili: si vedono ragazzini biondo platino con tanto gel in testa da riuscire a bloccare un treno in corsa, vamp cinquantenni con pantaloni pitonati che accompagnano figlie-modelle agghindate di tutto punto con minigonne ascellari e persone un po' più comuni, che ruotano gli occhi qui e là, cercando negli sguardi dell'altra gente un po' di comprensione per i loro dubbi... Per la serie, che ci faccio io qui? Ma sono solo incertezze di un attimo: io sono qui essenzialmente perché è divertente, quindi sorrido e mi rimetto a completare il questionario... Scoprendo tra l'altro che la figlia della vamp è pure simpatica (ciao Noemi!).
Ma è già ora del provino! Entro in compagnia di un'altra ragazza e la signorina magra magra e occhialuta addetta al provino ci accoglie con grande professionalità. Prima foto di rito, poi breve intervista e infine un piccolo dramma...
Allora, inizia la ragazza che è entrata con me... Lei si presenta per la serata "Milanesi contro Romani" e, alla fine dell'intervista deve lanciarsi in un'arringa a favore dei milanesi. Fin qui ok, ma io...?
E' il mio turno... purtroppo, per esigenze di copione, io dovrò concorrere nella sfida "Terrestri contro Alieni", quindi adesso, sotto l'occhio della telecamera della signorina secca secca devo difendere la categoria degli alieni!!!
Ora... Lo so che non si devono dire le parolacce, ma non posso esimermi... Ho pensato proprio: "Che cazzo le dico???"
Ho inventato una stupidata del tipo: "Eh noi siamo più abili perché andiamo in giro tra i pianeti su possenti astronavi, mica come voi provinciali, chiusi su un solo pianeta senza mai uscire un po'..." La ragazza vicino a me mi guarda come se fossi un imbecille. Io mi sento un imbecille. L'occhialuta dinoccolata è contenta come una pasqua... Quindi mi fa... cantare!!!
Idiota io che nella scheda ho scritto "SI! so cantare!", probabilmente più per distrazione che per altro... Ma ormai è fatta, devo cantare qualcosa... lì... subito... A nulla valgono le scuse sul mal di gola (che non ho)... Prendo tempo asserendo che non mi viene in mente nulla, poi attacco con "Rimmel" di De Gregori... L'ho fatta tante di quelle volte al karaoke senza mai stonarla...
Questa volta la stono di brutto e, dopo tre o quattro stecche la pianto lì.
La "flaca" con gli occhiali è sempre più soddisfatta... Si prende le mie foto in costume da "Star Trek" (fatte per far pubblicità all'amico che i costumi così li vende in negozio...) e le contempla asserendo che la divisa rossa dei film mi dona molto, poi ci congeda. Inutile dire che la mia compagna di provino è terrorizzata dall' "uomo che si crede un alieno" quale ormai sono diventato...
Non so perché, ma temo di aver commesso un grosso errore...

"Enterprise, vi prego! Fatemi risalire! Adesso!"


Edit: a distanza di anni, riprendo in mano questo diario.
Perché? Perché questa sera, in un negozio milanese, un commesso mi ha prima fissato per un po', poi intimidito si è fatto avanti e mi ha chiesto "Ma lei per caso è stato in televisione? Col costume di Star Trek?"

Eh si... è stato un grosso errore.

29 giugno 2004

Piccoli lavori e scampoli pratesi

Altra storiella di vita vissuta; nessuna premessa, solo la solita doverosa precisazione che tutti i nomi propri sono stati cambiati ecc. ecc....
Enjoy!

Piccoli lavori e scampoli pratesi

Cari amici vi scrivo e siccome siete molto lontani più forte vi scriverò...
Incontro storico quello di domenica... Se il Tyreal è fulminato, che chi sta peggio di lui, ma in fondo è giusto così!
Accadde quindi domenica all'ora di pranzo...
Ero in pizzeria a Milano con amici, intento a parlare del più e del meno, quand'ecco che ti spuntano in sala due ragazze bisognose d'aiuto...
Le due, con accento toscano, ci spiegano che stanno aprendo un nuovo negozio lì accanto e che vorrebbero un po' d'aiuto per allestirlo, poi terminano con una frase del tipo:
"Non è che sc'è tra vvoi chessò... un idrauliho... Un mezzo 'ngegnere..."
Al che, detta la funesta parola ('ngegnere), mi trovo con venti indici puntati verso di me: la compagnia degli amici mi ha tradito subito!
Che potevo fare? Non è da Tyreal lasciare due donzelle (sole, carine e presumibilmente disponibili) in mezzo ai guai quindi...
Quindi dico di sì, incitato dalla folla e conscio delle mie (in)capacità.
Seguo Chiara e Marina verso il negozio e trovo... Un disastro! Ci sono a malapena i muri (scrostati) e un caos indicibile in terra e sulle pareti. Chiedo che c'è da fare e Marina la rossa, la vera leader della situazione, mi accompagna verso il bagno, indicnadomi il problema:
"Vedi, sc'è lo sciacquone hhe non funziona 'bbene... Eppoi qua sotto al lavabo perde...Te sce sai mette 'na pezza?"
Ora, come penso tutti voi sappiate, non ho mai fatto l'idraulico. Certo, m'è capitato di fare qualche lavoretto di carpenteria, ma l'idraulico mai!. Cosa faccio, mi scuso e saluto? Ma neanche per idea! Intanto proviamo, poi che sarà mai... Un fallimento ci può stare, una rinuncia no!
Con piglio sicuro chiedo di chiudere l'interruttore generale dell'acqua, dopodiché mi chino sotto il lavabo e vedo se ci capisco qualcosa... In effetti più che un tubo c'è una canna dell'acqua di quelle da giardino, per di più mal fissata. Che sarà mai! Cambio fascetta e via!
Ragazzi che feste! Baci abbracci birra tarallucci e vino!
Nel frattempo arrivano altri tre "volenterosi" che si spacciano per esperti...
Esperti lo saranno pure stati, ma non hanno mosso un dito. La scena seguente, infatti, prevedeva che si montassero degli scaffali, delle mensole e delle aste fissate al muro per reggere le grucce con gli abiti. Il classico lavoro: trapano, tasselli, viti; trapano, tasselli, viti.
Indovinate chi è salito sulla scala mentre gli altri tre stavano a guardare E COMMENTAVANO PURE! Ora sorvolerò sul trapano senza percussione, che ti costringeva a spingere come un dannato per forare, ovviamente in equilibrio su una scaletta-traballa-che-ti-passa, tralascerò perfino quel bastardo di un muro sinistro, che aveva più mattoni pieni al suo interno che tutto il colosseo... Ma quei tre lì proprio... E quando vedevano che facevo fatica a forare berciavano: "Eh, hai la punta sbagliata! E' troppo grossa! Devi cambiarla! Io a casa c'ho il trapano della Hilti!"
E portalo qua, invece di lamentarti! Inutile dire che per accontentarli ho cambiato la punta del trapano... E qui c'è il sotto-aneddoto:
A prescindere dal fatto che il trapano aveva una punta da 5mm, adatta a bucare qualunque cosa, stremato dai commenti ho acconsentito a metterne una da 3 (miiii quant'era piiiiccola!), solo che, dettaglio non irrilevante, non c'era la chiave del mandrino.
In parole da profani, non c'era l'attrezzo che serviva a smontare la punta del trapano.
Cacciaviti, martellate, manate, mani spellate, insulti in magrebino...
Alla fine la punta si leva... Si riparte a forare e... Ovviamente non ci si riesce.
"Ah, è perché c'è un mattone pieno, o un sassolino... O forse una colonna lì dietro..." E' l'impareggiabile commento di uno dei tre.
Mi risparmio il "E io che cazzo ho detto?" anche perché i tre stanno levando le tende accampando scuse. Mari e Chiara puliscono un po' dappertutto e nel frattempo... Ballano? Già, ho tralasciato di dire che nel baillamme totale imperava il loro stereo a tutto volume con, nell'ordine, Vasco Rossi Greatest Hits (Grandioso!!!) e un misto di Caterina Caselli (Aaaargh!!!). Tutto il pomeriggio. Ininterrottamente.
Rimasto solo con Marina la rossa e Chiara occhi meravigliosi ( e non solo quello...), abbiamo cominciato a lavorare seriamente... In capo ad un pomeriggio abbiamo (=ho) attaccato un paio di mensole e.... Rullo di tamburi... L'insegna!!!
Staccare la vecchia insegna è stato laborioso: loro due ai lati su due scale, io appiedato in mezzo, tenendo le due scale e temendo la caduta dell'insegna sulla mia testa, mentre le ragazze schiodavano allegramente i pannelli senza preoccuparsi delle conseguenze. E' proprio vero che la fortuna aiuta gli audaci! L'insegna cade, ma la prendiamo al volo. E' solo Mari a farsi un po' male, ma un po' di coccole curano tutto... Il solo problema è che è Chiara a coccolarla...
E ora che l'insegna è staccata non dovremmo mettere quella nuova?
No, perché non c'è.
L'insegna non è stata ancora realizzata, quindi bisogna provvedere rimpiazzarla con qualcosa di artigianale. La plastica di sfondo è bianca... Basta un pennarello indelebile...
Signore e signori, quando passate in viale Padova al n° 35 e vedete il negozio "KAOS-abbigliamento" sappiate che l'insegna è rigorosamente opera del Tyreal. La mia prima insegna! Che bello!
E' tardino, ed io avrei un appuntamento, ma so che, evaso l'impegno ritornerò subito lì... No, non me le lascio scappare! Questa volta la mia sfiga automobilistica è stata benevola verso di me: premetto che sono con la macchina del capo NON con la 147 (Feel the power!!!), e che quindi è colpa mia se non mi accorgo che, una volta accesi i fari, questi NON si spengono allo spegnimento dell'auto. Questa mia negligenza fa sì che la macchina abbia la batteria scarica quando cerco di accenderla.
E' un segno del destino.
Spengo i fari, ritorno al negozio e ammiro il lavoro fatto. Le ragazze mi abbracciano vedendomi tornare... Ci sediamo lì. sulla cassapanca colma di attrezzi, stravolti e abbracciati, più per tenerci caldo che per altro (eh, i riscaldamenti mica vanno, ancora!). Poi è la pizzeria lì a fianco, quella dove ci siamo conosciuti, a fornirci la sussistenza per la serata.
Ho lavorato di domenica, ma non è mai stato così bello!

25 giugno 2004

Tocai u fundu!

Questa è un'altra delle mie prodezze, ormai un po' datata. Come al solito i nomi di persone e/o luoghi sono cammuffati. Nessun ulteriore commento, vi posto l'aneddoto:

TOCAI U FUNDU!

Sabato triste, sabato sottotono. Amici a casa e amiche malate, ma a casa io non ci resto... Eleonora non risponde, introvabile.
Lila mi risolleva un po' il morale con una telefonata: è davvero allegra, anche se capisco poco di quel che dice; il suo ragazzo, è li a fianco che urla cose incomprensibili... Sarà allegro anche lui...
Va bene, ho deciso: serata tranquilla con gente che non vedo da tempo, ma che mi fa sempre piacere rivedere. Rotta per il "Papa Jazz", verso la compagnia del Festa, deciso a rincasare presto.
Telefonate strane quelle che ricevo durante il tragitto: Laura che ovviamente sta poco bene, Cristine, presa da un incontenibile raptus umoristico, che prima mi telefona e poi NON mi riconosce... Nessuna notizia del Krapa, invece... D'altra parte anch'io, a farmi risentire dopo tutto 'sto tempo...
Solito ambiente al Mama: al tavolo del Festa cè poca gente, ma alcuni discutono animatamente sui sistemi di sicurezza di stadi e metropolitane (?) riuscendo a creare un'atmosfera davvero calda! Quattro battute col Festa, come va, come non va...Che fate, 'ndo annate, eccetera, per poi passare un'oretta in tutta tranquillità al locale. Ma dopo un po' di tempo la compagnia schioda: tutti al Babylon a ballare (rock, naturalmente!)... Tutti tranne me. Serata no, me ne torno a casa! Saluto tutti e salto in auto. Che sarà mai, un sabato qualunque può capitare a tutti!
Non avevo idea.
La birra bevuta crea disagi all'organismo: non sto parlando di neuroni bruciati o etilismo, ma di un problema più pressante e immediato: svuotare la vescica! Accidenti, un momento prima nulla e poi, di colpo, ti trovi a doverti trattenere e ad aver paura di scoppiare.
E va beh... Fermiamoci.
Sono alla periferia di Milano, in una strada praticamente deserta, circondato da un mare di campi: accosto la macchina di lato e mi metto sul bordo della strada. Non c'è nessuno, ma è sempre meglio lasciare le quattro frecce accese... Sai mai che arrivi un ubriacone sparato e si incenerisca contro il mio bagagliaio...
Mentre sto per "finire" qualcuno effetiivamente arriva... Arriva ed accosta vicino a me! Vuoi vedere che è qualcuno che s'è perso?
Mi sto girando per vedere se si avvicina qualcuno ed ecco che arriva un'altra auto: una pattuglia della Polizia!
Che vorranno?
Dall'altra auto, che scopro essere un'auto civetta, escono due agenti ed uno mi punta un faro negli occhi.
Ho ancora il bigolo fuori.
L'agente mi prega di porgergli i documenti miei e dell'auto, poi mi chiede cosa sto facendo...
Io davvero non capisco. Mi... Ehm... Rinfodero... Si, insomma chiudo la cerniera e prendo i documenti.
L'agente mi chiede di aspettare un attimo. Noto che l'altra persona è una donna: mi sta squadrando con un disprezzo che definirei totale.
L'agente torna, ne arriva un terzo e mi fanno... Un verbale!!!
Oddio, non ditemelo! C'era il divieto di fermata???
Macché!
Riporto la dicitura del verbale:
"...Effettuava una sosta occasionale determinata da comportamenti contrari alla pubblica decenza..."
EEEEHHH??? Tipo "Atti osceni in luogo pubblico"???
Il policeman è irremovibile: l'ordinanza del sindaco va rispettata!
Stralci del dialogo:
D: "Ma di quanto...?"
R: "Del settembre 2001. L'ordinanza è stata redatta...
D: "No, non di quando... Di quanto! La cifra!"
R: "74..."
D: (con occhi sgranati) "Mila...?"
R: Euro"
(era ancora il periodo di transizione tra Lira ed Euro; ndT)
D: (con occhi pallati) "...."
74 EURO!!!
Inutili sono i tentativi di blandirli con frasi del tipo: ma no, siate buoni, chiudete un occhio, chissa i miei cosa pensano se vengono a saperlo...
Già mi vedo la faccia dei miei che leggono di una multa per comportamenti contrari alla pubblica decenza a mio carico!!!
Impareggiabile il commento della poliziotta:
"Se non vuole che i suoi lo sappiano, paghi la contravvenzione entro 60 giorni! Una volta pagato non risulta più niente!"
Così sono qui, con una contravvenzione umiliante in tasca e la prospettiva di 74 Euro in meno.
Ma dico! 74 Euro! Per una pisciatina!
Vorrei incazzarmi, ma mi vien quasi da ridere...

21 giugno 2004

E' fuori bustometro

Ecco un altro dei miei migliori aneddoti: ricordo che è tutto vero, anche se i nomi sono ovviamente cambiati.

E' fuori bustometro!

Tutti i nomi di persona e azienda sono ovviamente fittizi, sostituiti con nomi di fantasia. Il correttore automatico di Word ci ha messo lo zampino, quindi se trovate parole equivoche come "razzo" o "ciglioni" sappiate attribuire loro il significato adatto alla circostanza.

Un bel martedi mattina, giornata ideale per svolgere commissioni. Il sole c'è ma non è troppo caldo, il traffico c'è, ma a quello sono abituato, l'indirizzo ce l'ho, quindi so dove andare... Inutile rimandare oltre la missione, no?
In breve devo portare una busta con annesso preventivo ad una grossa azienda nel milanese... Un lavoretto da niente, giusto un incarico da fattorino, che sarà mai...
Tutto procede tranquillo fino alla discesa della meropolitana, dopodiché mi prendo una mezzoretta di tempo per smarrire la strada due o tre volte (che ci posso fare? ognuno si diverte come può...) e infine giungo davanti al maestoso ingresso della Ares, agognata meta della mattinata. Visto che l'immensa arcata si apre su scivoli multipli e tornelli da supermercato prospicienti ascensori futuristici, decido all'istante che è meglio chiedere lumi al portiere: mi sento un soffio in apprensione e mi sembra tutto troppo grande. Mi avvicino al gabbiotto in vetro e sostengo lo sguardo dell'addetto, che mi sta squadrando in modo decisamente torvo. L'uomo merita una descrizione: appoggiata su due spalle possenti, una testa squadrata con capelli nerissimi porta stampato uno strepitoso monosopracciglio cisposissimo quasi coprente due occhi neri neri abituati senz'altro ad un'unica espressione, quella aggrottata. Il resto della faccia è assolutamente insignificante rispetto a questi particolari, infatti non ci bado.
Approccio con un comunissimo "Buongiorno!" mentre il bioculo monoarcata non cambia assolutamente espressione. Non muove un muscolo.
Tento un proseguimento della frase, magari si scuote...
"Sono della Nellowarp Enterprises, dovrei consegnare dei documenti all'ufficio... ehm... all'interno 8... dottoressa Gargiulo..."
Secondi di silenzio.
Il monocispo aggrotta ma non parla, poi di colpo esplode in un verso stranissimo:
"CNCORFO??"
Secondi di silenzio.
Scena di Tyreal a bocca aperta che fa finta di non aver capito.
"No, scusi, sono della Nellowarp Enterprises... Dovrei vedere la dottoressa Gargiulo..."
"Fi, ma Cncorfo??"
Panico.
"Scusi...?"
"Quel ch'fin mano... C-O-N-C-O-R-F-F-O??
Secondi di silenzio...
"SI!" Rispondo convinto
"Allora Fefto piano ascnfore finiftra!"
"Gra... grazie... Mi apre?"
Passo per i tornelli diretto all'ascensore di sinistra (almeno è questo che ho intuito) e faccio finta di nulla, convinto del fatto che un portiere che parla come Cattivik non è un buon segno.
Salito in ascensore premo il tasto per il sesto piano e attendo... Oziosamente noto che ci sono due pulsantiere identiche sull'ascensore, una a destra e una a sinistra. Io ovviamente ho premuto quella a destra (mi echeggia in testa la bonfonchiata del portiere: "FINIFTRA!!!") ed è proprio la porta a destra che si apre.
Dovendo andare dall'altra parte, premo il tasto 6 a sinistra. Chiaramente non succede nulla.
Vabbé, diamine! Devo solo passare dall'altra parte del palazzo, ci sarà un corridoio!
Non c'è.
Il palazzo della Ares è un ciambellone di almeno un chilometro di diametro e la semiciambella destra è assolutamente indipendente dalla sinistra. Ci si può arrivare solo "attraversando" gli ascensori.
Ma i corridoi, dico io! Una mente malata ha costruito corridoi degni di Dedalo con brusche svolte in posti impensati, assurdi vicoli ciechi e uffici messi di sbieco, il tutto immerso in un deprimente bianco ospedaliero asettico.
Vado, torno, mi giro, faccio inversione, decollo, prego, compio diversi tonneaux, un ammaraggio e qualche strambata di bolina e sono di nuovo al punto di partenza: l'ascensore; se fossi un patito videogiocatore mi sarei ormai convinto di essere nel famigerato "Livello Bianco" di Doom II, e prenderei la mia fida sega elettrica per far fuori gli zombi, ma per fortuna gioco quasi sempre agli strategici, quindi salvo, esco e rientro. Dall'ascensore ovviamente, dopo essere ridisceso e risalito (col pulsante giusto, stavolta!)
Nonostante accusi sintomi da ubriachezza sono dal lato corretto, e scopro che l'ufficio è... Dietro l'angolo! Fiero di me mi fiondo nella stanza, dove con posa da agente dell' FBI recito "Tyreal, della Nellowarp Enterprises; dovrei..."
Prima che possa finire la frase, un impiegato seduto alla scrivania mi guarda, sorride, si alza e sussurra una cosa del tipo:
"beh..bffff...vrrrr...mah...Devo andare!"
E se ne va!
Io resto incredulo in mezzo all'ufficio, busta in mano. a chiedermi cosa fare.
Dopo almeno dieci minuti entra una signora: è la dottoressa Gargiulo, finalmente! Purtroppo sembra che la mia presenza la turbi parecchio.
"Salve! sono..."
"E lei cosa fa qui!!!"
"Ah, ehm... Sono Tyreal della Nellowarp Enterprises... io..."
"E chi l'ha fatta entrare?"
"Ma... il portiere giù..."
"Lei non può stare qui se non c'è nessuno!!! Dia qui!!!"
Detto ciò mi prende la busta di mano e la esamina. La esamina. La esamina.
Giuro, l'avrà girata e rigirata almeno quindici volte, prima di ributtarla davanti a me con disgusto.
"Non è affrancata" si giustifica.
"Certo che no!" ribatto incredulo "L'ho portata qui io!"
"Deve essere affrancata"
"Scusi??" Sono sempre più basito "Ma... Non va spedita... E' solo una lettera, lei deve aprirla e leggerla!"
"Non posso aprire buste non affrancate. E' il regolamento"
Ogni tentativo di spiegazione si infrange contro un muro di intransigenza: vuole una busta affrancata! Lì per lì non trovo scappatoie, poi mi viene un'illuminazione:
"Ha dei francobolli?"
"Certo... No, se lo scordi, non glieli do, sono contati"
"E io adesso dove trovo..."
"E cosa vuole che ne sappia io? Vada giù e chieda al portiere, no?"
Bella storia! Devo andare ancora a trattare con Cattivik Monociglio... E va beh...
Esco (stizzito), imbocco l'ascensore, ascendo, discendo, tornello, gabbiotto.
"Ah, ehm... Scusi..."
sguardo corrugato
"C'è mica una tabaccheria qui intorno che lei sappia?"
sguardo corrugato e pensieroso... Poi, come se il velo di Maya si fosse finalmente levato dal volto cisposo, si illumina:
"Fi!"
Si alza ed esce. Nonostante la possenza di testa e spalle è sorprendentemente basso!
"Allor fino 'n' fondo la via, finiftra!"
"Ah, sinistra?"
"Finiftra, fondo!"
"Grazie!"
Diamine, parlerà male, ma almeno è gentile!
La tabaccheria è proprio lì dove dovrebbe essere e, meraviglia, il commesso è giovane, simpatico e allegro. Gli chiedo se può pesarmi gentilmente la busta per verificarne il prezzo di affrancatura ordinaria e lui non fa una piega. Appoggiata la busta sul bilancino, tuttavia, corruga la fronte (pure lui?), poi prende la busta e la esamina rigirandola (pure lui???) e se ne esce con un lapidario:
"E' FUORI BUSTOMETRO"
E mo' che razzo è 'sto bustometro?
Lo guardo con un fare tra l'inquisitorio e lo scazzato, al che si trova costretto a prodigarsi in spiegazioni:
"Non è una busta standard da spedizioni, in teoria non c'è un'affrancatura specifica... Vedo che l'indirizzo è qui vicino, forse le conviene portarla a mano..."
Occhi al cielo, sorriso ebete e rassegnato e breve spiegazione. Lui non ci vuole credere, insiste che il francobollo non serve.
Quanto vorrei vederlo faccia a faccia con la signora che mi ha mandato qui...
"Vabbé" colgo la palla al balzo "quant'è l'affrancatura massima per buste di quel peso?"
"Mah, veramente... 8500 lire..."
"Bene. affranchi!"
"Sicuro?"
"Affranchi, affranchi"
Allungo il deca e ritiro busta affrancata più un pacchetto di Fisherman (mai più senza!) e torno a passo di carica verso l'ufficio 8.
Avevo detto che sembrava Doom? Mi sbagliavo, è molto più simile a Monkey Island... O forse no, non lo so, non guardo la televisione, troppa pubblicità...
Passo davanti al portiere che al solo vedere il mio gesto imperioso mi apre i tornelli... Tutti tranne quello che imbocco io, evidentemente, visto che ancora un po' ci lascio i gioielli di famiglia...
Entro, salgo, sinistra, ufficio, signora.
La signora prende la busta e, senza degnarla di uno sguardo la apre, da un'occhiata al contenuto e la butta di lato, Poi mi saluta senza nemmeno guardare.
A quel paese lei e il bustometro!

16 giugno 2004

L'attacco dei doganieri

Molti dei miei aneddoti di vita vissuta fanno davvero ridere, sia perché sono surreali (ma sono successi davvero!) sia perché mi diverto a scriverli in modo bizzarro... Li ripubblico qui, in ordine sparso, sulla scia del "successo" avuto tra gli amici.
Tutti i nomi sono rigorosamente cambiati con nomignoli di fantasia!
Come non iniziare con...

L'ATTACCO DEI DOGANIERI
Tanto tempo fa, in una nazione vicina vicina vicina...


Da qualche tempo, il nostro Vinci (per gli amici Ryan) è diventato un esperto di fitness. Che già fosse appassionato lo si sapeva, ma adesso è un uomo convinto: palestra quattro giorni alla settimana, dieta super equilibrata, vitamine e creatina... Morale della favola, adesso abbiamo un Vinci ben piantato e con muscoli in bella evidenza sotto la maglietta aderente.
Non mi stupisco, perciò, quando mi chiede se sabato pomeriggio sono disposto ad accompagnarlo in Svizzera: là ci sono dei vitamin stores attrezzatissimi, "roba che in Italia ce la sogniamo" a sentir lui... Va bene, ma la mia domanda è: perché ti ci devo portare io? Voglio dire... La gitarella in Svizzera mi sta anche bene, ma non è che tu vuoi prendere qualcosa di illegale? In questo caso sono irremovibile. La mia risposta è no.
Vinci mi assicura che è tutto legale, ma che qui tali prodotti non si trovano. Per sicurezza sento qualche palestra, che mi conferma questa versione... Ma allora la mia domanda rimane: perché io?
Mi spiega che i doganieri farebbero sicuramente storie se lui si presentasse alla frontiera con la sua Punto (totalmente ammaccata, aggiungo io, senza contare che lui si presenterebbe al volante con maglia attillata-mostra-pettorali, bandana sulla testa e occhiali da sole... Cazzarola, lo fermerei pure io!), mentre in due su una 147 (Applausi, grazie!) tirata a lucido sembreremmo un attimo più seri.
Hai proprio ragione, Vinci, come no...
Mi presento puntuale all'appuntamento; ci tengo a precisare che la mattina l'ho passata in Fiera e che sono ancora vestito per l'occasione; camicia e completo nero, dunque, sperando che Vincenzo cambi un po' il suo abbigliamento per non farsi notare troppo.
Beh, quando lo vedo devo ammettere che qualche particolare diverso lo noto...

Modello numero 4: Vincenzo.
Vincenzo indossa pantaloni neri con notevole effetto invecchiato, impreziositi da cellulare blu cobalto in bella vista. Una maglietta in stile Dolce&Gabbana copre abilmente i muscoli guizzanti del modello sottolineandoli con elegante gioco di pieghe; occhiali da sole modello aerodinamico danno slancio al volto, evidenziando il bandana rosso già apprezzato in Easy Rider, ma qui più esteso, proteso a coprire tutto il capo: un velato omaggio ai pirati di Sir Francis Drake e alla donzelletta, che come è noto, vien dalla campagna. Tutto questo non sarebbe completo senza gli strepitosi stivali bicolori in pelle di pitone accentuati da un'andatura imperiosa e un tantino caracollante, ovviamente accompagnata da ampi movimenti rotatori delle spalle.
A completare il quadro due pacchetti di Marlboro rosse in mano (uno è vuoto: nulla è casuale) e un CD nell'altra... Un applauso per il nostro Vincenzo.

Partiamo.
Vinci mi chiede di avvertirlo quando siamo alla frontiera, così da dargli tempo di togliersi il bandana... Ho una chiara premonizione della scena: io guido verso la dogana... Negli ultimi dieci metri, Vinci, improvvisamente conscio di se stesso, armeggia con la fascia togliendola "furtivamente"... Penso che ogni doganiere, persino se rincoglionito ci fermerebbe... Neanche Byron Moreno potrebbe essere così incosciente da lasciarci passare..
E invece la scena accade puntuale (Vinci è totalmente ignaro di ciò che accade intorno a lui: se non lo avverti che siamo alla frontiera lui non se ne accorge, nemmeno quando è in coda sotto le tettoie e in mezzo alle guardie confinarie... Glielo devi dire, semplicemente... Quindi il bandana lo toglie all'ultimo momento), tuttavia nessuno ci ferma e passiamo liberamente... Mah...
Ovviamente non troviamo quello che cerchiamo: né a Chiasso né a Mendrisio (sì, mi sono spinto fino a là...), anche perché il mio compagno di viaggio NON SA gli indirizzi dei posti in questione... C'era da dubitarne?
Troviamo però un fitness store isolato lungo una strada (che vende articoli da sub!!!), parcheggiamo sulla ghiaia (grazie all'ASR!) e veniamo intercettati subito da un vecchietto che pare incantato dalla mia Alfa: mi chiede subito che motore ha, poi fa un giro intorno e la studia, dicendone che ne ha una uguale. Io sono lusingato, ma non gli do bado più di tanto.
Puzza di spione lontano un miglio.
Inutile dire che il negozio è chiuso e che io sono un po' stanco: sono le cinque e penso sia meglio tornare a casa...
In fondo alla strada c'è la frontiera e Vinci ovviamente non se ne accorge: il movimento per togliere la bandana è quindi troppo vistoso e il doganiere non aspettava altro: ci fa accostare e scendere, poi ci chiede i documenti... Io sto già sorridendo, mi ero preparato a questo fin dalla partenza, ma Vinci fa un po' il difficile; armeggia nel portafoglio poi estrae la sua carta d'identità:

La carta d'identità di Vincenzo.
Come nella migliore tradizione futurista, il documento non ha una forma definita: abbandonata la classica struttura rettangolare, questo foglio assomiglia più ad un fazzoletto smangiato da tarme voraci. La mutevolezza della forma è accentuata dai frammenti che ancora si staccano, così da evidenziare la caducità dela persona e la perdita irreversibile dell'identità nella società moderna, ancor più sottolineata dall'assoluta sbiaditezza della foto, che potrebbe ritrarre chiunque, dal cane della famiglia Pautasso, a Pietro Taricone o perché no, Byron Moreno.

Il doganiere non può lasciarci andare: gli è arrivata una segnalazione della nostra auto (targa compresa) in sosta vicino ad un canapaio, quindi deve controllare. Non so cosa sia un canapaio, ma immagino riguardi fumo/maria/cannabis... Che faccia pure, io sono pulito. Maledetto quel vecchino svizzero...
Ci chiama uno alla volta all'interno dell' ufficio per perquisirci.
Entro per primo. Consegno documenti dell'auto e portafoglio e mi limito a svuotare le tasche. Non serve nulla di più, ma.... La gabola la trova.
"L'auto non è intesta a lei!"
"No, infatti, è intestata alla ditta"
"Ma la ditta non è sua!"
"E' la ditta di famiglia, vede qui c'è scritto il cognome..."
"Non importa! Serve la delega notarile per espatriare. Lei non è autorizzato a guidare il suo mezzo qui."
Stupito da questo fatto gli chiedo di spiegarmi meglio, ma quello, irremovibile:
"Per legge sono autorizzato a confiscarle il veicolo"
Attimo di silenzio.
Chi mi conosce sa che la mia reazione abituale sarebbe quella conciliante e umile, mai eccessiva né presuntuosa, ma in quel momento è uscita una delle parti di me che potrei inqudrare come Attimo di Raro Titanismo.
Vuoi perché ero già entrato col sorriso sulle labbra, vuoi perché l'abito nero mi da un po' di carisma, vuoi perché stacco il doganiere di venti centimetri, vuoi perché la mia Alfa non la si tocca, ho sfoggiato un sorriso in tralice dicendo qualcosa come:
"Non mi sembra il caso! Guardi questa cosa mi è assolutamente nuova, inoltre ho viaggiato in tutta Europa e non mi è mai successo, d'altra parte..."
Mi interrompo, faccio finta di pensarci e concludo:
"Aspetti, però qui non siamo più nell' Unione!" (Ho detto proprio Unione! Come se fossimo negli Stati Confederati Sudisti!) "E' per via del fatto che sono entrato in un paese extracomunitario?"
Quello mi guarda, apre la bocca, la richiude, e risponde:
"Beh...Sì, effettivamente è così"
"Accidenti!" Incalzo "Ma questo non è segnalato! Non risulta nelle nostre normative, dovreste fare un comunicato! Chissa quanti come me..."
Il doganiere si irrita:
"Guardi, adesso devo chiamare l'unità cinofila e se trovo qualcosa che non va sono guai... Adesso aspetti fuori e chiami dentro il suo amico!"
Esco e non chiamo Vinci. Lo faccio chiamare a lui. Ho ancora il sorriso sulle labbra.
Il collega del doganiere pignolo è più simpatico: facciamo conversazione lì sulla strada, mentre Vinci è in fase di perquisizione, e mi spiega che purtroppo capita sempre il puntiglioso che vuole trovare rogne a tutti i costi e che il suo collega potrebbe chiamarla davvero l'unità cinofila. In cuor mio spero che la chiami davvero. Sai che figuraccia...
Vinci resta dentro mezz'ora.
Nel frattempo squilla il telefono nell'ufficio e anche l'altro doganiere rientra. Resto solo alla frontiera svizzera. Atto di Titanismo Incontrollabile: le auto si fermano e chiedono A ME se possono passare. Io sorrido e dico a tutti: "Vada, vada...". Un uomo si ferma e mi fa vedere il sacchetto di acquisti che ha appena fatto: cioccolata, sigarette... Gli dico che il fumo fa male e lo faccio andare. E' divertentissimo!
Poi alla fine Vincenzo esce.
Incazzato come una iena incede maestoso lungo la frontiera; dietro di lui il Pignolo ci fa cenno di andare, abbastanza infastidito.
Vinci mi racconta che gli hanno fatto la perquisizione completa, facendolo spogliare interamente.
Forse c'è giustizia a questo mondo.

29 ottobre 2002

Castelli della Baviera

Sono le 19:45, ma questo viaggio è iniziato prima, mooolti chilometri fa, quando ancora il cielo di Milano gettava qualche goccia di pioggia qua e là sul tetto della Stazione Centrale. Era la sera del 25, anche se ormai sembra siano passati giorni e giorni, viste le scarpinate e i luoghi visitati. Ma andiamo con ordine, il viaggio merita una descrizione. Il fatto che il treno fosse un po’ in ritardo e che né Laura né io sapessimo come timbrare quegli strani biglietti per Monaco non sono cose degne di nota.
Lo è molto di più il “pennellone” trovato nello scompartimento: uno strano individuo molto acculturato che però aveva la strana tendenza a parlare da solo e ad intervenire repentinamente nei discorsi altrui. Vista la sua esperienza e le sue conoscenze, però, lo si ascoltava anche volentieri… I nostri compagni di viaggio erano tutti esperti gemmologi che si recavano a Monaco per una importante fiera di mineralogia. Il nostro amico pennellone, tra l’altro laureato in geologia non si fa scappare l’opportunità di scambiare impressioni con loro. All’inizio il discorso è anche interessante, poi però si fa troppo settoriale. Lascio Laura alla lettura del suo libro e scivolo lentamente nel dormiveglia, cercando una posizione comoda per le gambe. Nonostante non fosse facile, riusciamo tutti ad incastrarci comodamente e cominciamo a sonnecchiare.
Se non fosse che…
Il pennellone fa una di quelle cose che me lo farà odiare per sempre: in piena notte, con la scusa di “far stare tutti più comodi” allunga la sua poltrona e quella antistante, costringendomi di fatto a spostare le gambe. Mentre mi giro e rigiro, butto un occhio su di lui, beato come Madre Teresa e allungato su due posti. Pennellone egoista.Sono le 7 quando arriviamo a Monaco. La stazione è tutta colorata e, a parte noi, non c’è quasi anima viva in giro. Grazie alle guide Lauresche troviamo subito un ostello e lasciamo i bagagli. E’ ora di visitare il centro, qui vicino, e di cercare l’ufficio del turismo. La città è stranamente vuota: né pedoni né auto incrociano le strade, il che ci sembra strano, vista l’ora. Eppure è così: nel deserto quasi totale giriamo tutto il centro, da Karlsplatz attraverso l’arco della vecchia cinta muraria, fin nelle vie che portano a Marienplatz, non senza girare intorno alla cattedrale di Nostra Signora (Frauenkirche) con le sue due torri campanarie che svettano sul centro.
E poi la piazza, con i due Rathaus, il vecchio e il nuovo, le vie che portano alla Residenz, luogo di soggiorno dei sovrani, arricchito dall’Hofgarten; la strada di ritorno, la Teatinerkirche e poi di nuovo Marienplatz, in tempo per vedere il carillon suonare sulla torre del nuovo rathaus… Ma è già ora di andare! Presa la carta-biglietto per due (è curioso come tutte le promozioni sui biglietti siano ticket per cinque persone!), via tra metropolitane e tram per visitare il fiabesco Nymphemburg e l’altrettanto sfarzoso Schlosseisheim. I parchi delle due residenze sono da favola, e non si può davvero non visitarli… Ma la fatica è tanta, e la sera la si sente tutta…
Siamo infatti stremati quando, alle sette di sera ( ! ) ci corichiamo. Dimentichiamo però che la stanza è da tre; il nostro compagno non tarda ad arrivare e, anche se a noi sembra notte fonda, prende possesso del suo letto alle nove e mezza.
Il ragazzo in questione è tedesco, ben in carne, parla poco, russa un po’ (gemendo pure) e viaggia con tonnellate di cd… Rimane qui accanto come presenza discreta; non gli interessa chi siamo, da dove veniamo e dove stiamo andando… E’ fatto così.
La mattina del 27 partiamo per Dachau.
Non ho molto da dire in proposito. Spero che Laura non si sia offesa per il mio mutismo e per la mia assoluta mancanza di partecipazione durante la visita. Quel luogo è intriso di disperazione. Lì c'è stato il Male. E’ quasi tangibile. Il forno crematorio è ancora in piedi; non ho voluto vederlo. Laura dice giustamente che non si può cancellare la storia… E’ vero, ma quel Male è ancora lì persistente. Speriamo serva davvero da monito e non da cerino per infiammare gli animi degli esaltati.
28/10
Sono i castelli a risvegliare in noi il vero significato della vacanza. Laura si da da fare per tre ai vari uffici informazioni, giusto per avere un’idea delle varie alternative ai biglietti ordinari delle ferrovie, piuttosto cari. Naturalmente (c’era da chiederselo?) il biglietto più conveniente è il solito ticket per un massimo di cinque persone. Tra impiegati scortesi, ignoranza diffusa agli sportelli delle ferrovie e guide turistiche imprecise, riusciamo a fare il sospirato biglietto. Considerato che il treno per Fuessen parte in tarda mattinata, abbiamo ancora il tempo per un altro giretto in centro… Le cartoline le abbiamo già acquistate ieri in stazione, insieme alla tazza decorata promessa ad un nostro amico, perciò questa mattina si fa shopping. Ammirevole il completino berretto-guanti scovato da Laura; persino utile, visto il vento che soffia incessantemente e che rende assolutamente inadatto il cappellino non saldamente fissato alla testa della mia compagna di viaggio… Rincorrerlo quando vola via è sicuramente simpatico, ma altrettanto scomodo. Meglio il berretto a strisce rosse, quindi. Tra l’altro risaltano le favolose treccine alla Pippi Calzelunghe che Laura si è fatta per l’occasione.
L’arrivo ai castelli è laborioso: dopo il treno si prende un pullman che ti porta… dietro l’angolo, in un parcheggio circondato da hotel, ristoranti e negozi, il vero luogo di partenza della visita. Fatti i biglietti per i castelli, bisogna prendere un altro autobus (da buoni italiani debosciati, di salire a piedi non se ne parla) e si comincia il giro…
Già già, però…
Un grosso dubbio si fa strada nella mia mente (malata; ndr): sui biglietti per i due castelli è indicata l’ora della visita, uno alle 14:00, l’altro alle 16:00… Ovviamente sono le due e noi stiamo andando al castello sbagliato… La simpatica (e molto carina) signorina alla biglietteria, ha confuso gli orari. Scopriamo che la visita avviene per gruppi e che ogni gruppo entra all’ora indicata sul biglietto… Si, insomma, dobbiamo rimediare agli errori convincendo gli addetti (gentilissimi!) a “scambiare” i nostri orari.
Neuschwanstein è fiabesco, almeno all’esterno. Le stanze sono sì sontuose (e pacchiane), ma sembrano ridicolmente piccole per una dimora regale… Persino il salone delle feste è piuttosto ridotto. Restano degne di nota le decorazioni interne, gli affreschi a tema wagneriano, in cui il protagonista (specie nella serie dedicata a Tristano e Isotta) ha il volto di Ludwig II, il megalomane che ha voluto realizzare tutto ciò. Visitiamo le varie sale (solo alcune sono aperte al pubblico), armati di guida-citofono in italiano: ammiriamo la stanza del trono, realizzata con un’architettura degna di una chiesa, in cui avrebbe dovuto essere posto un trono in oro e avorio mai completato, passiamo per ambienti curiosi, un po’ angusti, senz’altro originali… Un corridoio esce da una stanza e immette in una… grotta !?! Proprio una grotta, con stalattiti e stalagmiti, ricostruita qui in mezzo a uno stridore di stili che neanche un concerto di musica dodecafonica riuscirebbe a riprodurre… L’uscita della grotta è una curiosa porta, camuffata in tutto e per tutto con finta roccia, che conduce ad un normalissimo (si fa per dire) corridoio. L’altro lato della porta, quello che da sul corridoio, ha l’aspetto di un comune battente in legno… Nulla che lasci presagire quello che ci si è lasciati alle spalle. Re Ludwig era decisamente eccentrico… La visita si chiude poi nelle cucine, arredate di tutto punto e provviste di attrezzature persino all’avanguardia per l’epoca.
Usciti dal castello troviamo una coppia di simpatici italiani che ci accompagnano fino al ponte di Marienbrucke, luogo da cui si ha una delle vedute più belle in assoluto del castello di Neuschwastein. Non a caso il ponte è stato scoperto e riedificato dallo stesso re Ludwig, esteta fino all’ultimo. Alle spalle della reggia da favola, più in basso e più dimesso c’è il vero castello: Hohenschwangau, residenza dei sovrani e dimora d’infanzia di Ludwig, arredato con più gusto (ma non tanto di più…) e senso della realtà: un’abitazione vera e propria, non un castello giocattolo come Neuschwanstein. Tra le varie sale vi è una curiosa stanza dove è conservato del pane e del latte in bella mostra. E’ il simbolo del principio dell’ospitalità e del proverbio secondo cui finché ci sarà pane nel piatto e latte nella ciotola, non mancherà prosperità alla famiglia. O almeno credo… Il mio inglese è davvero indegno.
Cosa si può dire ancora di questa vacanza? Sono stati tre giorni intensi e ho ancora ricordi a sprazzi: le cartine artigianali di Laura per muoversi a Dachau, i commenti sulle bellezze locali, i rari intermezzi mangerecci, le incertezze sui mezzi da prendere in una città che ha ben poco dell’efficienza teutonica, ma che anzi si distingue per il colore e il folklore, quasi fosse un paesino del sud Italia… Lascio alle foto le descrizioni migliori e mi limito a ricordare un po’ qui e un po’ là, ripromettendomi, magari, di consigliare a chi vuol fare un viaggio del genere a prendersela un po’ più comoda.

19 luglio 2001

Termina la 146's Saga

19 Luglio 2001
Una data che merita di essere ricordata.
Giovedi 19 luglio 2001 la 146 si è fermata di nuovo.
Vediamo di ricapitolare gli avvenimenti:
Ore 17:00 Zulu, via Varesina, nei pressi dell'ospedale Sacco. Sosta ad un semaforo.
Ore 17:01 Zulu, via Varesina, il semaforo diventa verde.
L'auto si spegne.
Ore 17:02 Zulu, via Varesina, l'auto non riparte. Coro di Clacson.
Ore 17:05 Zulu, via Gorizia (angolo di via Varesina). La 146 è ferma in un parcheggio col cofano aperto. Non arriva un ampère di corrente a nessuno dei sistemi.
Che si fa? Si cerca aiuto! Supponendo che si tratti della batteria vado alla ricerca di un volontario che mi permetta di ricaricarla con la sua auto; naturalmente nessuno, me compreso, ha i cavi. Non bisogna perdersi d'animo: dall'altra parte della strada c'è una ferramenta. Lì avranno di sicuro l'attrezzatura necessaria.

Dialogo realmente avvenuto tra Tyrea (T) e la commessa della ferramenta (C). Presente anche un cliente occasionale (CO):
T- Buongiorno, chiedo scusa, mi si è fermata la macchina proprio qui davanti...Deve essere la batteria...Non avreste i cavi per...
CO- (imbarazzato) ...No...Io...Veramente... (pensava ce l'avessi con lui)
T- (stizzita) No! Io i cavi li vendo, mica posso prestarli. (detto ciò mi agita davanti un groviglio di cavi nuovi nuovi)
T- (incazzato) Oh che peccato, li prenderei pure, ma piuttosto che prenderli da lei...(me ne vado)
CO- (inseguendolo) Aspetti, provi qui dietro...C'è un meccanico.
T- Grazie, proverò.

Dialogo realmente avvenuto tra Tyreal (T) e il ragazzo dell'officina (R)
T- Buongiorno, chiedo scusa, ma mi si è fermata la macchina proprio qui di fronte...
R- Oh, guarda io non lo so, dovrei chiedere al capo, ma non so quando arriva...Se aspetti Igklhjd (bofonchia qualcosa di inintelligibile, salta su una macchina e accende il motore; dialogo finito)

Considerato che nessuno ha "l'attrezzatura necessaria" torno nero nero verso la 146...Vicino a cui, nel frattempo si è fermata una macchina: sembrano intenzionati a darmi una mano!!!
Sono una coppia di giapponesi con sguardo basito: l'autista fa manovra, sbuffa, rifà manovra finché non riesce ad affiancarsi alla mia Alfa, dopodiché apre il cofano e mi fa gesto di procedere. Ma io deficio sempre dei cavi, come glielo spiego? A gesti, ovviamente. Lui comprende sorride e se ne va, io comprendo mi inchino alla maniera giapponese e lo guardo che va via.
Beh, è ora di chiamare soccorsi, visto che qui non concludo niente. Chiamo in ditta e dopo qualche minuto sono sulla strada mio padre e mio fratello, che però toppano strada entrambi e finiscono in direzioni opposte. Dopo opportune "triangolazioni" tramite cellulari arriva il capo...Mio fratello tarda di qualche minuto, ma dopo che siamo tutti lì cominciamo a procedere.
Si collega la batteria della 164 alla 146 (no, non è uno scioglilingua!) e si mette in m...NO!!! I CAVI BRUCIANO!!!!
Straccio alla mano si disconnette il tutto. Punti di domanda si sollevano dalle nostre teste. Le passanti ridono.
Raffredatisi i cavi ritentiamo l'operazione con successo. Già, ma se è e vero che la 146 parte con i cavi connessi è anche vero che si spegne bruscamente quando si interrompe il collegamento...La cosa non è normale: sembra che la batteria sia diventata inutilizzabile.
Ok, so già cosa prevede il copione: telefonata, carro attrezzi, casa. Me lo faranno il 3 x 2 ???

Passa la notte, ed è già venerdi mattina: sellata la mountain bike, veleggio verso l'elettrauto per avere lumi sul problema di ieri e indovinate quello cosa mi dice?
"Una sfiga incredibile! Una cosa che succede una volta ogni morte di papa"
Se fosse vero il buon Giovanni Paolo II avrebbe di che preoccuparsi, ed io verrei soprannominato 'The Pope Slayer', vista l'incredibile morìa di pontefici che dovrei causare.
Morale della favola: la batteria si è rotta mentre stavo andando, così l'alternatore (organo preposto al caricamento della batteria) si è bruciato...Il tutto senza che ci fosse il minimo preallarme. Un danno non indifferente.
Il destino della 146 sta per decidersi. Una volta valutata, si decideranno le alternative all'acquisto. Tenerla? Venderla?
Ai posteri l'ardua sentenza.


I posteri sapranno già che questa è stata l'ultima disavventura della 146 Tyreal Edition. L'ho cambiata poco dopo e quindi l'auto è entrata definitivamente nella storia!

22 aprile 2001

Continua la 146's Saga!

Il più spettacolare botto che la gloriosa 146 mi ha fatto vivere... ancora ho difficolta a credere a quello che è successo...

22/4/2001

E' fredda l'aria di questa domenica mattina.
Sono le sette passate, e sto per andare a Genova per un battesimo. Mia compagna di viaggio sarà Anya, amica di altre avventure.
Il lettino smontato (regalo per i neogenitori) vibra un po', appoggiato al sedile posteriore, ma con un paio di colpi si assesta e non si sente più. Che bello viaggiare quando Milano è ancora addormentata, quando la circonvallazione ospita solo qualche passante distratto e quando il sole ha appena cominciato ad accarezzare il grigiume.
Ore otto, sono da Anya. In perfetto orario.
Esauriti i convenevoli prendiamo l'autostrada e decidiamo di sostare al primo autogrill per necessità di caffeina.
Il primo autogrill è pieno di turisti rintronati (circa 4 pullmann), che si infilano in tre per volta nelle porte girevoli (io quella signora la strangolo!), così decidiamo di fermarci al secondo.
Il secondo autogrill è messo allo stesso modo, ma ormai siamo lì, tanto vale fermarsi.
Caffè preso, lettino sul sedile posteriore, portafoglio c'è ancora (si sa mai...), compilation da viaggio nell'autoradio...Siamo pronti per partire davvero e ci rifiondiamo in autostrada, rifocillati e di buon umore.
La strada è sgombra, il tempo sembra migliorare, Sinead O'Connor ci intrattiene, l'Alfa macina chilometri...Sembra che non sia mai andata così bene: il motore gira "rotondo" e pieno, a 160 all'ora non vibra nemmeno. Ovvio, mi dico, ho appena fatto revisionare la centralina e tutto il resto. Così continuo, lanciato sulla corsia di sorpasso, a velocità tutto sommato regolare e non certo folle (la prova dei 200 all'ora l' ho già fatta una volta: perché rischiare di nuovo?), salutando il sole che sembra stia per fare capolino sulle nuvole.
Crack.
In un attimo impazzito qualcosa cede. Sento un botto, una forte decelerazione...Nello specchietto vedo frammenti di qualcosa che volano via, sempre più lontani...Poi fumo, sempre più fumo, sempre più bianco, come nei gran premi quando inquadrano le Minardi.
Dicono che il pensiero corra più veloce della luce, ed è proprio a velocità di curvatura che si sovrappongono i miei quattro pensieri principali:
-Sono in corsia di sorpasso e non ho più motore;
-Non vedo nulla dietro di me;
-Dio mio fa che non succeda niente a Anya.
-La mia Alfa...
Nonostante tutto, l'auto ha ancora una discreta inerzia e riesce a spingerci quel tanto che basta per attraversare prudentemente l'autostrada e fermarci sulla corsia d'emergenza...Già, fermarci...I freni funzionano, ma il motore è bloccato a più di 4000 giri e non scende! Forzo la frenata e spengo l'auto, mentre il fumo bianco ci avvolge.
Scendiamo subito e ci guardiamo attorno...Quella nebbia sull'autostrada è opera nostra e la scia d'olio che parte dal mio tubo di scarico è inequivocabile segno di rottura di qualcosa di grave.
Ma come è successo?
Proprio mentre stiamo chiamando il 116, si ferma una pattuglia della polizia che si sincera delle nostre condizioni e controlla i danni subiti. I due poliziotti sono gentilissimi, restano con noi fino a che non arriva il carro attrezzi, arrivando persino a controllare il tratto di strada dove è successo il fatto per verificare la presenza di eventuali detriti. E' una prima ipotesi, infatti, che il danno sia stato causato da un urto con qualcosa. Qualcosa che avrebbe potuto sfasciare la coppa dell'olio, i cui resti sono ancora su quella corsia di sorpasso. Data un'occhiata al motore, però, il poliziotto smentisce questa teoria, affermando che molto probabilmente ha ceduto qualche manovellismo. La biella rotta avrebbe poi sfondato tutto il resto. Resta l'ipotesi del meteorite, ma non mi sembra molto credibile, così attendiamo il carro attrezzi, mentre quel sole che stava apparendo, si nasconde intimidito dietro alle nuvole e ci lascia lì a gelare...
Il soccorso arriva e di nuovo mi tocca rivedere la scena della 146 che viene caricata sul pianale...Proprio come qualche mese fa, con la differenza che qui non siamo vicini a casa e che stavolta il danno è grosso, grosso come quella macchia d'olio che i due poliziotti asciugano gettando del filler...Bizzarro, esattamente come nei gran premi...
A Tortona sapremo il verdetto del meccanico, non appena il casellante vorrà darmi il resto del pedaggio...Devo ricordarglielo un paio di volte, ma poi mi da le sospirate duemila lire.
Arrivati all'officina di questa zona depressa della Pianura (mai stati a Tortona? Non andateci! Non c'è nulla!), il capomeccanico ci stupisce con gli aneddoti delle sue avventure (meglio delle mie, garantisco!), sacramenta contro i piccioni sul tetto della sua officina (arrivando a bersagliarli con la carabina!!!) e poi sancisce un requiem per una 146 in panne: il motore è da buttare. Ma niente preoccupazioni: capita a tutti. Mi fa vedere un' Audi che ha avuto lo stesso problema. una A4, mica la pizza coi fichi. Annoto mentalmente questa informazione per ribattere ai soliti amici filocrucchi quando mi faranno notare che ho una macchina italiana ed è per quello che si rompe, ma lì per lì non me ne frega niente della A4 di quel disgraziato. Posso solo pensare alla 146 ferma e alla spesa e tremare di rabbia. Sì, perché questa è sfiga, e non può continuare così.
Andrea ci viene a prendere poco dopo. Un santo, considerato che lo abbiamo svegliato di domenica mattina e che non vuole che gli paghiamo benzina e autostrada.
Ma ancora penso a cosa farò domani, quando col Capo tornerò a quella officina e decideremo il destino della 146.

continua...
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23/4/2001

La 146 è tornata a casa, domani mi sapranno dire cosa è successo...Forse.
Nel frattempo voglio citare i pensieri di Fabio e Jan, che così ricordano il vivace "millesei" twin spark:

Con vivissimo cordoglio partecipo al profondo dolore per la dipartita del motore della tua macchina, che, a Genova, ho avuto l'onore di provare. Me lo ricordo ancora, quel motore, rispondere orgogliosamente a una seconda in salita su via Apparizione (e chi è stato qui sa che voglio dire). Hai perduto un valido compagno di molti kilometri: son convinto che non è solo dolore economico!
Con affetto, Fabio.

Siamo, con la presente, ad unirci alle condoglianze in favore del 1600 Twin Spark.
Da buoni Alfisti grideremo al cielo per annunciare al paradiso dei motori l'arrivo di un selvaggio 1600 TS!
Jan.

2 febbraio 2001

Inizia la 146's Saga!

A volte si rasenta l'incredibile.
Oggi, 2 febbraio 2001, me ne è successa una delle mie.
"Vado a studiare da Marco" è ciò che dico a mia madre uscendo di casa. Ed è vero, è proprio lì che sto andando.
Tuttavia l'imprevisto è subdolo: si annida dietro ogni angolo pronto a balzarti addosso e si traveste in mille modi per non farsi riconoscere,
compreso quello della ragazza affascinante.
Ora, sarà successo anche a voi di conoscere di vista una persona, che magari giudicate carina o che ha qualcosa che vi piace, ma che comunque conoscete poco e non frequentate, semplicemente perché avete altro da fare. Ebbene, quale sorpresa quando vedo su una strada poco frequentata una di queste persone, tale Arianna, che pare spaesata: è un attimo, io in auto lei a piedi, lei mi riconosce, io no (lo ammetto!), lei mi saluta e io mi fermo. Saluti di rito, come va come non va ecc...
"Sto andando in stazione" mi fa "prendo l'autobus per XXXX".
Con una strana sensazione di Déja-vu, le offro un passaggio, tanto XXXX è lì vicino, anche se un po' fuori...Lei accetta. Si comincia a conversare. D'un tratto mi indica una strada secondaria, che, se la memoria non mi inganna, dovrebbe condurre ad un maneggio (queste strade le facevo in bici, quando ero in forma...). Secondo lei è una scorciatoia.
Che diamine, se lei è di qui, saprà bene le strade, no?
La strada in questione e sterrata, e conduce indubbiamente verso i campi. Per la cronaca dirò che siamo praticamente in mezzo al nulla, nella campagna interpaesana tipica della provincia denuclearizzata milanese-occidentale (e va beh...Giusto per sfoggiare qualche vocabolo tecnico).
Che diamine, se lei è di qui, saprà bene le strade, no? (parte seconda).
La strada diventa un pantano e la 146 sembra non gradire le pozzanghere e il fango (scusami piccola mia! Ti porterò presto all'autolavaggio), tanto che, dopo un bel po' di stradina...Si ferma.
Avete capito bene. La macchina si pianta in piena camporella. E sono da solo con una ragazza. Che mi ci ha condotto.
No, mia piccola Alfa, non puoi farmi questo, tant'è che la giovine Arianna già mi guarda storto.
Ma vi assicuro che io non c'entro niente. La macchina non vuol partire!!!
Dopo vari tentativi a vuoto, non si avvia più nemmeno il motorino d'avviamento (tristissimo!); ovviamente la batteria è ormai scarica.
Il di lei sguardo si fa gelido.
"Allora? La pianti?"
"Cosa?"
"Cosa credi di fare?"
"Ma guarda che non è colpa mia...La macchina non parte!"
"Guarda che adesso scendo e urlo"
"Ma cosa...(balbetto e arrossisco)...Ma guarda che non parte davvero...Senti, se non ci credi prova..."
"Non ho la patente"
Vergognandomi tantissimo per quello che lei pensa di me (non parte! Giuro!) mi metto a spingere, a faticare, a esaminare il motore (disseminato di centraline elettroniche) a sbuffare, mentre lei...Adopera il cellulare.
In breve ha chiamato un suo amico, spiegandogli dove si trova.
Meno male, penso. Ora mi daranno una mano.
L'amico arriva. La accompagno a piedi fino alla fine della stradina e l'amico la accoglie a bordo. Venire ad aiutarmi? Neanche per idea: la macchina è bianca, lui ci lavora, mica può sporcarla. E poi che aiuto può darmi?
L' amico di una così può essere solo uno così.
E ora che faccio?
Niente panico Tyreal. E che cavolo, ci sarà qualcuno alla fine della strada, no?
Il maneggio! Me lo ricordavo e c'è.
Alcuni operai stanno lavorando a uno scavo. Chiedo aiuto a loro.
Il capocantiere è gentilissimo e mi "presta" uno dei ragazzi. Ritorniamo alla macchina (per la cronaca è circa un chilometro tra i campi, ma lo rifarò più volte) e ci mettiamo a spingerla avanti e indietro per la stradina.
Niente da fare.
Ringrazio comunque l'operaio e resto lì enumerando le possibilità.
Cosa posso fare?

1-Chiamare i miei
Assolutamente no! Mia madre impazzirebbe d'ansia, il capo è al lavoro è non mi va di disturbarlo per una cosa che posso risolvere da me. Inoltre dovrei spiegare cosa ci faccio in un strada in mezzo ai campi quando dovrei essere a studiare da Marco

2-Chiamare un carro attrezzi
E quanto mi costa? No, lo tengo come ultima risorsa.

Quindi non mi rimane che la terza opzione, quella per cui opterebbe ogni uomo bisognoso.
Chiamo il Krapa.
(il Krapa è un caro amico e compagno di disavventure; ndT)
Apro il cellulare con baldanza, compongo il numero e...
TIM: COMUNICAZIONE DI SERVIZIO. L'UTENTE NON E' ABILITATO AL SEGUENTE SERVIZIO.
Traduzione: non ho una lira sulla scheda.
Parolacce.
Io il cellulare non lo uso MAI eppure non ho una lira. Perché? Per quella ca**o di segreteria telefonica che non riesco a disabilitare, ecco perché! E porca la TIM!
Torno al maneggio. Lo troverò un telefono là?. Stavolta mi dirigo verso l'ingresso principale (sono lì da più di un'ora, ormai; le mie scarpe sono indistinguibili dal fango e dalla merda di cavallo che lì impera).
Chiuso.
Attiro l'attenzione di un uomo che sta facendo trottare uno splendido baio nel piazzale, gli spiego la situazione e lui mi presta il suo cellulare: uno strepitoso aggeggio grosso quanto un accendino con apertura tipo Star Tac (ma a molla! Cool!). Per un attimo mi esalto, sentendomi molto capitano Kirk, poi gli chiedo:
"Ma si fida a prestarmelo?"(il dialogo si svolge tra le sbarre del cancello).
La risposta è: "se me lo rubi ti inseguo a cavallo". Non ho altra scelta che chiamare.
Naturalmente l'uomo non ha la macchina, dato che suo figlio l'ha presa per andare da un'amica.
Per un attimo mi chiedo se il figlio...L'amica...No. Impossibile. Mi rifiuterei di crederci, quindi non indago.
Il Krapa arriva, si inzacchera bene la Smart e...Nessuno ha i cavi della batteria.
Bravi, eh?
A questo punto si fa arrivare il Ganassa (amico d'infanzia del Krapa e altro compagno di disavventure; ndT). In tre colleghiamo i cavi.
Okay, il motorino d'avviamento parte, la macchina no.
Ultima spiaggia: chiamo il carro attrezzi.
Sprofondando nello sconforto pensando a quanto mi verrà a costare saluto il Ganassa che ha altri impegni e aspetto lì col Krapa.
Il carro attrezzi è troppo grosso e non passa per le anguste curve della stradina.
Optiamo per un compromesso e spingiamo la 146 fin dove il carro attrezzi può arrivare.
Acqua fango e merda di cavallo.
Grazie Krapa, sei un amico.
Scopro con piacere che il soccorso stradale è quello del mio benzinaio di fiducia...Mi farà uno sconto, almeno quello...
Ma vedere la mia piccola 146 sulla pedana dell'autocarro e scaricata a mano (sporca di acqua, fango e merda di cavallo) mi stringe il cuore. E' un po' come vedere un amico ferito, o una fidanzata svenuta.
Ora mi sono appena ripulito dal fango e dal resto, ma credo che domani un po' di muscoli mi faranno male.
E anche la mano che ho inavvertitamente appoggiato al filo spinato intorno al maneggio.
Maremma Maiala.